“E’ un mondo difficile” cantava Carotone una decina di anni fa, ma se allora lo definiva difficile non saprei davvero cosa direbbe adesso. Difficile va bene, la via facile è noiosa e non porta ad alcuna soddisfazione. Altro è però doversi quotidianamente scontrare con le opere malvagie messe in atto da altri esseri umani spregiudicati e senza scrupoli di alcun genere. E in queste circostanze i mezzi della tecnologia dell’informazione e la facilità di accesso alle telecomunicazioni possono essere un arma a doppio taglio rispetto a un paio di secoli fa in cui si poteva vivere nella beata ignoranza di cosa accadesse fuori dal proprio giardino. Oggigiorno non solo è un diritto poter accedere liberamente e tempestivamente ad ogni forma di informazione, ma diventa quasi immorale e colposo non farlo, non c’è più alcuna scusa per rimanere nel privato, l’ignoranza nel terzo millennio è intollerabile.

Ma più ci si informa e si ricerca più ci si rende conto che il mondo è malvagio, maligno, infido e crudele. E finchè questo male è perpetrato da singoli individui ed è localizzato su piccole porzioni di territorio si può anche ritenere che ricada nella fisiologia, ma quando le persone si organizzano ed uniscono il proprio potere per l’avidità di un tornaconto comune a discapito di altri ignari ed incapaci di difendersi si è raggiunta una pericolosa soglia. Se poi coloro che hanno il compito di controllare e regolamentare le attività umane si lasciano sedurre dagli stessi individui da cui dovrebbero difendere la comunità, allora la situazione è davvero inaccettabile. Penso a tutte quelle grosse multinazionali che operano al limite della legalità e che si servono di azioni lobbistiche, di minacce e di corruzione per raggiungere i loro scopi incuranti delle conseguenze. Penso allo sfruttamento delle nazioni considerate “emergenti”, considerate alla stregua di nuovi mercati per espandere il virus del capitalismo occidentale. Penso a tutte le industrie che si nutrono delle guerre e che basano i propri profitti sulla distruzione e l’omicidio. Più ci si informa più si perde fiducia nella razza umana.

Ma sapere senza agire è ancora peggio che non sapere. Vuol dire essere indifferenti ed assorbire senza reagire, doppiamente colpevoli. Ma cosa fare? A chi credere? Come riappacificarsi con la propria coscienza nella consapevolezza di stare facendo tutto il possibile? Onestamente al momento non ne ho idea. Ma mi piacerebbe tentare la strada delle ONG, non appena trovassi le palle per farlo.

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