Una delle mie prime musicassette era stata “Nomi e cognomi” di Francesco Baccini. Roba da non credere, davvero. E’ la prima volta che lo confesso pubblicamente. Ma mi viene sempre in mente quando ridacchio tra me dei buffi nomi delle persone e da queste parti sembrano quasi fare apposta ad assegnare ad ignari bambini, i loro figli per di più!, nomi che si riveleranno fonte inesauribile di beffe per il resto della vita. Ad onor del vero c’è da dire che la lingua inglese sembra sovrapporre con un certo gusto l’area semantica dei genitali maschili con i nomi propri e molti cognomi. Insomma come se in Italia fosse comune chiamare i bambini “mazza” o “pisellino” (come, ora che ci penso, il frugoletto di Braccio di Ferro) da parte di genitori che portano cognomi sullo stesso tono.

Mi spiego. Per dare subito un’idea della gravità del problema, senza scadere un ricercatezze che potrebbero sembrare create ad arte, qui c’è gente comune che si chiama Dick e c’è poco da girarci intorno perchè di diminutivi di Dick non ce n’è. Non deve certo essere facile distinguere quando è un richiamo da quando è un insulto. Vancouver è poi una città piena di asiatici e nemmeno loro sono immuni da nomi ben poco piacevoli, basti pensare al comunissimo cognome cinese Wang. Il peggio però si raggiunge con le combinazioni dell’europeissimo Johnson che può essere affiancato a nomi propri decisamente poco consoni, come il sopracitato Dick o il fortunatamente meno diffuso Rod. “Hello, my name is Dick Wang” Ahah.

Mi rendo conto di essere scaduto in un umorismo degno dei tempi dell’asilo e che ridere dei nomi delle persone è davvero sciocco. Ma figurarmi davanti l’immaginario, ma realistico, personaggio di nome Dick Wang mi fa ridere almeno quando “Occhio per occhio? Sessantaquacchio.” Ed è importante durante la giornata avere sempre a disposizione qualche pensiero che può mettere di buon umore. Se non sarà Dick Wang ci sarà sempre Rod Johnson o Harry Poker, il piccolo mago appassionato di gioco d’azzardo.

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