Prendo spunto da un articolo del sempre interessante blog di Bruce Schneier che riporta le dichiarazioni di Nigel Inkster, ex direttore delle operazioni presso MI6, interrogato sulle misure di prevenzione del terrorismo.“We need to keep terrorism in some kind of context. For example, every year in the UK, more people die in road accidents than have been killed by terrorists in all of recorded history.” Mi piace questo tipo di mentalità e di atteggiamento nei confronti dei problemi, valutarne realisticamente gli effetti e porli freddamente in prospettiva rispetto agli altri innumerevoli problemi che, ahinoi, affliggono il genere umano. E la suddetta valutazione degli effetti non può avere altro parametro discriminante che il mero numero di persone coinvolte. E’ l’unica misura sensata di quanto un fenomeno sia importante ed influente per la popolazione del pianeta o, a seconda del contesto, di un paese.

Questo è necessario chiarire, anche se a prima lettura potrebbe sembrare scontato, perchè di questi tempi spesso le sfide che l’umanità si trova a fronteggiare sono messe in ordine di priorità secondo ben altri criteri, nella maggior parte dei casi la reazione dell’opinione pubblica. Sarebbe pleonastico e probabilmente di cattivo gusto per qualcuno elencare gli esempi che ho in mente, ma, senza scendere troppo nel polically incorrect, che fine ha fatto la tragedia della fame del mondo che era sulla bocca di tutti vent’anni fa? Forse che nessuno muore più di fame? Ovviamente no, ma ci sono altre efferatezze che impressionano di più l’immaginario collettivo e che vengono prese più sul serio. Milioni di persone all’anno muoiono di cancro e vengono investite cifre spaventose per l’esplorazione del cosmo. Non intendo dire che la scienza pura non dovrebbe esistere, ma pretendo che chi ha in mano le decisioni sia in grado di valutare il peso dei risultati positivi di entrambi gli investimenti. E’ davvero così impensabile andare con ordine, risolvere un problema per volta in ordine di importanza?

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