I Canucks sono la squadra locale di hockey. Come non è possibile capire interamente Milano senza sporcarsi le mani di Inter e Milan, così difficilmente si può entrare a far parte della famiglia vancouverita senza saper dire due parole su Luongo e compagni. Da bravo pignolo mi sono subito informato su cosa significasse il termine “canuck”. Il logo della squadra è un pesce che digrigna i denti e quindi pensavo ad un più o meno colorito riferimento alla fauna ittica, invece canuck è semplicemente un altro modo di dire canadese. Onestamente preferivo la mia ipotesi.

Seguire le partite dei Canucks può apparire semplice solo ad uno sprovveduto. L’hockey ha, come il calcio, due porte e due bande di teppisti che cercano di sbatterci un oggetto rotondeggiante dentro, ostacolandosi a vicenda e rispettando il meno possibile le regole. La differenza è la velocità dell’azione, va da sè che sui pattini si corre più veloci che a piedi e che un disco tutto lucido scivola sul ghiaccio ben più rapidamente che una qualsiasi palla sull’erba. E dunque nei pub quando il forestiero urla al gol, i locali stanno già seguendo l’azione successiva. La seconda differenza, che può impressionare un po’ chi viene dal calcio, è che le risse non hanno come effetto l’immediata espulsione e squalifica dei responsabili, al contrario non appena due cominciano ad azzuffarsi tutti gli altri si fermano a guardare, arbitri inclusi. Un po’ come i pestaggi alle medie. Fa parte del gioco. Al punto che i Canucks, come tutte le squadre che si rispettino, hanno un paio di giocatori specificamente dedicati al malmenare gli avversari.

Ebbene, quanto ai risultati, i Canucks sono un po’ l’Inter della NHL. Non hanno mai vinto la Stanley Cup (una specie di scudetto) in tutta la loro storia e hanno un rendimento a dir poco discontinuo che ovviamente suscita la sfiducia anche dei più fedeli sostenitori. Quest’anno però tutti a Vancouver respirano un’aria diversa, dopo l’arrivo di un paio di pezzi grossi a rinforzare le file del team finalmente i risultati sembrano arrivare: secondi nella division e quinti nella conference. Che sia l’anno buono?

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