Martedì scorso il servizio Gmail non è stato disponibile al pubblico per un paio d’ore a causa di un non ben specificato problema tecnico. Un genere di evento che è tutt’altro che raro per la maggior parte dei fornitori di servizi ed applicazioni online. Ma tanto Google ed i suoi gadget sono diventati antonomasia di Internet stesso che in breve è dilagato il panico, come per dire che se Google non è disponibile Internet non esiste più. Diversi blogger, tweeter e addirittura giornalisti hanno gridato all’apocalisse tecnologica, la fine del web come lo conosciamo.

Per quanto non ami gli allarmi, non ritengo che l’agitazione fosse immotivata: personalmente, se non potessi usare gli strumenti di ricerca, Internet perderebbe una importante parte della sua utilità e, pur mantenendo l’informazione, i contenuti sarebbero di difficile accesso e dunque come inesistenti. Siamo talmente abituati ad avere la conoscenza e le notizie a portata di ricerca che non prendiamo nemmeno in considerazione la possibilità di essere privati, anche solo per qualche ora, di questo strumento.

Lo stesso vale ovviamente per la posta elettronica. Pochi sanno quanto in realtà la consegna della posta su Internet si basi su vecchi protocolli, ormai inadeguati per l’utilizzo che è stato adottato dalla maggior parte degli utenti, e sia prona ad ogni genere di disservizio. Ma la maggior parte delle volte funziona e questo ci basta: pensiamo che la posta basata su tecnologia digitale sia infallibile solo perchè non c’è nessun postino distratto di mezzo, comunicazione al suo stato massimo, istantanea e affidabile. Irrinunciabile.

Qualcuno ha idea di cosa si facesse in ufficio prima dell’era di Internet? Faccio fatica ad immaginare una scrivania senza un computer, sembra alieno un qualsiasi impiegato del terziario che non cominci la giornata aprendo la posta e controllando Facebook, non ho mai visto un biglietto da visita senza www e @.

Cosa siamo diventati? Ma soprattutto, che cosa eravamo prima?

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