Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei. Dimmi come evacui e continuerò il discorso. Continua l’affascinante viaggio nelle abitudini segrete una volta varcata la porta della ritirata.

Una buona norma dopo aver eseguito qualsiasi genere di operazione di igiene personale è lavarsi le mani. Lo sanno tutti, ça va sans dire. Ma alcuni sembrano dimenticarsene proprio nel momento del bisogno. In particolare, nella mia esperienza di servizi pubblici maschili, posso tranquillamente affermare che più di metà degli uomini non si lavano le mani prima di abbandonare le toilette. Questo ovviamente non è un problema solo per loro stessi ma soprattutto per gli altri che metteranno le mani la dove questi sozzi individui hanno posato le loro lerce zampacce. Un esempio su tutti, la maniglia della porta per uscire. Pur lavandosi meticolosamente si finisce per rovinare subito tutto il lavoro per colpa di tanti bifolchi. Il vecchio trucco, di aspettare che qualcun altro apra la porta per svicolarci attraverso senza toccare nulla, funziona solo nei locali affollati o nelle ore di punta.

Da questo punto di vista sono molto soddisfatto dei miei attuali colleghi perchè, contrariamente -mi rincresce dirlo- agli omologhi italiani, non ho ancora visto nessuno allontanarsi lesto senza essere passato dal lavabo. E questo lo apprezzo molto anche perchè illumina di fiducia le strette di mano e quei cesti di dolci che un generoso porta ogni tanto e da cui tutti attingono famelici. Niente più loschi individui che si strofinano le manacce sui pantaloni con aria fintamente distratta o improvvisi voltastomaco quando i ben noti rei si avvicinano e con aria disinvolta cominciano a toccare tutto quello che c’è sulla scrivania.

Certo, ogni cosa ha il suo prezzo, non ci sono pasti gratis. Se i colleghi hanno ottime abitudini igieniche, riescono comunque a creare un pelo di imbarazzo in quei momenti di intimità. E’ infatti pratica comunemente accettata e abitudine frequente di rilasciare rumorosamente gas durante le soste fisiologiche. Sebbene razionalmente sia il posto corretto per tali procedure, non posso esimermi dal provare un pelo di disagio quando la una persona a mezzo metro di distanza, con cui magari si sta conducendo una conversazione, emette ben percettibili suoni senza aprire la bocca. Ora sono certo che l’italiano ricorre a ben più subdoli metodi per rilassare la pressione intestinale, ciononostante per una volta plaudo il pudore e apprezzo la quiete nei gabinetti del Bel Paese.

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