Seriously. Questa mania di denominare in inglese le idiozie progettate dai nostri politici, nel vano tentativo di dar loro dignità, è a dir poco patetico, a maggior ragione se gran parte dei parlamentari che hanno avuto occasione hanno dimostrato un livello di conoscenza della lingua anglosassone imbarazzante. Dal Sole24Ore: “Al via il prelievo del 25% sulle trasmissioni televisive pornografiche e su quelle di maghi e cartomanti. […] Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato il decreto attuativo delle nuove extra-imposte dirette a disincentivare le produzioni pornografiche e lo sfruttamento della credulità popolare.”

Senza entrare nel merito delle mie personali opinioni sugli argomenti interessati, trovo innanzitutto insopportabile che lo stato assurga alla posizione di arbitro etico della vita dei cittadini, prendendo iniziative per disincentivare attività che evidentemente vengono ritenute indecorose o dannose secondo modelli che non necessariamente rispecchiano le convinzioni di chi subirà i provvedimenti. Ma, seppur sarebbe un abuso di potere, sarei disposto a riconoscere la coerenza della linea adottata nel caso le succitate attività venissero bandite e rese illegali in quanto pericolose per la salute fisica e psicologica del popolo. Sarebbe comunque un eccesso di “zelo” e una ingiustificata privazione della libertà individuale, ma seguirebbe un filo logico. Al contrario il modo di agire che sembra andare per la maggiore è “disincentivare” facendo in modo che anche lo stato prenda una mezza nell’affare. Passare dalla parte di chi guadagna sul detrimento altrui. Come per il tabacco e l’alcool, o il gioco d’azzardo. Rovinano le persone, lo sappiamo tutti. E lo stato ci vuole aiutare a capire che fanno male, facendo in modo di guadagnare anch’esso dalla nostra vita che va in rovina. Un sillogismo inconfutabile, no?

Tra l’altro, lo stesso articolo precisa che “l’addizionale [è] applicabile ai soggetti che utilizzano «trasmissioni televisive volte a sollecitare la credulità popolare che si rivolgono al pubblico attraverso numeri telefonici a pagamento»”. Decisamente saggio aggiungere l’ultima clausola sui numeri a pagamento, in caso contrario tutte le reti nazionali sarebbero state colpite dall’aumento di imposta.

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