Ogni tanto mi diletto con la cronaca. Quei fatti insignificanti che messi tutti insieme contribuiscono a dare una percezione di cosa stia succedendo. O quasi. La maggior parte di essi, oltre ad essere totalmente irrilevanti ed essere riportati per mero sensazionalismo, hanno quel carattere di storia raccontata da “miocuggino” in cui non si è mai ben sicuri di cosa sia vero e cosa sia stato aggiunto ad arte per dare colore. Ma alla fine tutti, chi più chi meno, hanno dentro di sè quell’angolo di voyeurismo a cui non dispiace gettare un occhio curioso sulle esistenze altrui senza poter essere spiato a propria volta. Tutte le infinite telenovele mediatiche, da Cogne a Eluana a Erba eccetera, ne sono una dimostrazione nota ai più. E chi non gode nell’osservare con sospetto il giardino del vicino, gode invece nel sentirsi per un momento giudice e assolvere il proprio dovere di sputare una sentenza, più o meno raffazzonata e pressapochista. Inutile dirlo, faccio parte di questi ultimi.

La sentenza di oggi riguarda gli autovelox, prendendo spunto dall’episodio di un furbissimo tale che, rimediate ben tre multe da altrettanti autovelox per eccesso di velocità (150 Km/h) sull’Aurelia, ha pensato bene di fare ricorso e pare che abbia ottime probabilità di cavarsela invocando i soliti vizi di forma e cavilli legali che rendono così tante norme inapplicabili e, in ultima analisi, inutili.

Trovo che avere autovelox su strade statali, come l’Aurelia, così tristemente note per il numero di incidenti, e lasciare che anche quei pochi che vengono colti con il piede a tavoletta se la cavino a buon mercato sia un oltraggio a tutte le vittime della strada. Non nego di essermi avvalso in passato del ricorso al giudice di pace per farmi annullare multe, ma un conto è risparmiare qualche decina di euro di divieto di sosta con la scusa morale che non si sa mai dove piazzare l’automobile, un altro conto è mettere a repentaglio l’incolumità propria e altrui nella quasi certezza che, anche se pizzicati, ci sarà modo di mettere una pezza e continuare come se nulla fosse.

Infine, pur da accanito difensore della privacy quale sono, ritengo che il dovere di segnalare i rilevatori di velocità sia davvero un nascondersi dietro ad un dito per continuare con il solito vizio all’italiana di trovare una scappatoia per qualsiasi regola. Lasciare una via di fuga ai furbi e incastrare chi non ha le mani in pasta abbastanza, proprio come si dice, la legge è uguale per tutti. Altro che dura lex sed lex.

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