Ricordo di aver cominciato a giocare a scacchi, nel senso di saper muovere i pezzi, quando ero molto piccolo. Credo mi avesse sempre incuriosito il fatto che tutti lo descrivessero come un gioco difficile ed il poter muovere tutti quei pezzi mi dava la sensazione di essere parte di una situazione importante. Ovviamente qualche anno dopo è arrivata puntuale la doccia fredda, quando un amico del mare mi dimostrò con i fatti che saper muovere un cavallo o un alfiere è solo parte dei prerequisiti per cominciare a capire questo complesso passatempo. Fu allora che decisi di prendere gli scacchi più seriamente e cominciai a leggere i libri che il mio compagno mi aveva generosamente regalato, provare schemi di gioco e sviluppare una passione che non mi ha più abbandonato.

Se volessimo giocare al gioco del modello che piace tanto agli ingegneri, gli scacchi, come molti altri giochi di strategia, non sono altro che una gara a chi è in grado di stare concentrato per più tempo. Conoscenza di strategie ed esperienza a parte, vince il giocatore che prevede l’evoluzione del gioco più lontano nel futuro rispetto al proprio avversario. Ed il processo ha un che di interessante che va oltre i limiti di un passatempo. Ovunque non è in gioco la sorte o il caso (teoria del caos inclusa), l’uomo ha la possibilità di prevedere con alta precisione cosa accadrà in futuro e prepararsi ad esso in largo anticipo, costruire le fondamenta dei propri piani, mettere in atto difese che neutralizzino le minacce. E, sebbene il numero di partite di scacchi possibili sia nello stesso ordine di grandezza del numero di atomi di cui è costituito il nostro pianeta (10 alla 50), i giocatori sono in grado di escluderne la maggior parte perchè non convenienti allo scopo di vincere.

Come è evidente, tutto il post è una scusa per dire che diverse misure che sembrano enormi in natura possono essere eguagliate da apparentemente insignificanti quantità, quali quelle presenti nel gioco degli scacchi.

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