Lo odio. Profondamente. Lui lo sa, e ci marcia. Arriva quatto quatto, quando meno me l’aspetto, e colpisce con la rapidità di un felino selvatico. Quando lo vedo sulla soglia, con i bagagli per trattenersi un paio di settimane, è già troppo tardi. Sento grattare un po’ la gola, qualche pizzicorino qua e la nel naso, le orecchie si tappano e stappano senza il mio consenso. Faccio finta di niente, dando la colpa ai cambi di pressione, maledicendo quei dannati fumatori che mi stimolano le mucose inutilmente, ma poi la realtà emerge. Ed il raffreddore è già stravaccato sul mio divano che legge il giornale con aria disinvolta, mentre beve distrattamente caffè da una delle mie tazze. Quando lo osservo come per chiedere cosa ci fa li con i piedi appoggiati sul mio tavolino da tè, si volta con quell’atteggiamento di chi ha tutto il diritto. Indico l’orologio per lasciare intendere che è stato bello ma ormai si è fatta una certa, invece lui è già in cucina che si prepara la cena e con la coda dell’occhio intravedo la valigia appoggiata sul mio letto. E’ qui per restare.

Comincia di mattina, con quei risvegli da un sonno per nulla ristoratore, fatto di respirazione affaticata alla Darth Vader e colata di schifosi fluidi organici. Continua per il resto del giorno, colmando cestini di virulenti fazzoletti di carta fradicia e riducendo il naso ad un paonazzo rigonfiamento dolorante. Nel corso di migliaia di anni di storia il genere umano è stato in grado di liberarsi per sempre di decine di malattie, ma probabilmente il raffreddore è stato un ostacolo troppo arduo anche per i migliori ricercatori. Grazie a Fleming per aver scoperto la penicillina che ha debellato la tubercolosi e per aver ideato James Bond che ha debellato la mancanza di classe, ma chi devo ringraziare per non aver debellato il raffreddore che colpisce tutte le persone che conosco almeno una volta all’anno?

Quando sarò grande avvierò una fondazione che ogni anno bandirà un premio per il miglior farmaco contro il raffreddore.

Annunci