I miei coetanei sono da tempo in quell’intervallo d’età in cui, se non si è già sposati, ci si sta pensando seriamente, a patto di avere per le mani un partner che ne valga la pena. Al quinto piano del mio ufficio, dove trascorro gran parte delle mie giornate, ultimamente è un rincorrersi di festosi annunci. Piuttosto prevedibili a dire il vero, visto che gli interessati convivono sempre da diversi anni e certo l’essere marito e moglie non cambierà molto nella loro vita quotidiana.

Oltretutto in Canada le unioni di fatto sono una realtà e, nel momento in cui una coppia ha convissuto per un certo periodo, automaticamente guadagna lo status di coppia sposata per lo Stato attraverso il cosiddetto “common-law marriage”. Interessante notare che il discorso si applica per coppie etero e non. Questo potrebbe far calare un po’ le attese sulla cerimonia nuziale e sul significato simbolico del matrimonio. Certamente, da quel che sono riuscito a intuire, il valore dell’istituzione è completamente diverso da quello a cui sono abituato, e di conseguenza anche i riti che accompagnano i preparativi e l’evento stesso. In particolare il lato religioso sembra essere completamente assente, una enorme differenza rispetto all’Italia dove, anche i non credenti, spesso preferiscono la cerimonia religiosa per rispettare una tradizione o una cultura popolare che ormai trascende la fede. Inoltre, dato che nella maggior parte dei casi questo passo non comporta alcun cambiamento nella vita della coppia, nè a livello giuridico, nè nel privato, lo sposarsi diventa una consacrazione intima dei due partner, una cerimonia personale più destinata ai partner stessi che al pubblico.

Proprio secondo quest’ottica diverse coppie che conosco -a dire il vero non solo canadesi- hanno scelto di celebrare il proprio matrimonio durante un viaggio con una cerimonia privata. Niente preoccupazioni per chi invitare o chi farà il testimone, niente costosissima cena per cento persone di cui cinquanta vengono solo per fare presenza, niente imbarazzanti scene con il parente un po’ strano. Insomma ci si concentra su chi del matrimonio dovrebbe essere il protagonista, gli sposi, e poi magari si organizza qualche piccolo ricevimento con le rispettive famiglie, gli amici o i colleghi per celebrare l’evento.

Non perchè l’abbia visto fare qui in Canada, ma forse, se un giorno dovesse essere il caso, preferirei fare così anch’io.

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