Innegabile che la scuola sia stata una miniera di oggettistica retrò, addirittura alcuni oggetti erano già retrò quando venivano ancora usati. E’ sempre stato il grande bazar dove era possibile confrontare, adocchiare, commerciare, scambiare beni di ogni genere, pur sempre relativi alla cancelleria. Alcuni astucci -prima parola retrò- erano gonfi di ogni ben d’iddio, inclusi supporti per la scrittura ancora in fase di prototipo, avanzatissimi dispositivi trafugati da agenti stranieri e tutto quanto l’Ornella di Corso di Porta Vigentina riusciva ad aggiudicarsi alle fiere di paese per poche lire, no non euro. Vediamo alcuni saggi di questi preziosi tesori.

L’Uni-Posca. La fama di questo pennarellone indelebile dall’altisonante nome ha varcato molti confini e imbrattato più pareti di quante si possa immaginare. Si calcola che ogni Uni-Posca abbia in media scritto frasi più o meno blasfeme sulle piastrelle dei bagni di almeno tre istituti diversi. Disponibili in diverse tonalità cromatiche, tra cui ambitissime erano oro e argento, erano caratterizzati da una punta rotonda interamente costituita di materiale filato imbevuto della vernice che stazionava, ben mescolata da una pallina di metallo, nel corpo del pennarello. Inutile esplicitare come sia venuto a conoscenza di questi dettagli.

La gomma pane. Gioia e dolore di ogni bidello che ne trovava frammenti letteralmente ovunque. Venduta in mattoncini grigio chiaro, mutava il proprio colore in grigio scuro nel giro di qualche giorno a contatto con banchi sporchi, mine rotte, Uni-Posca, povere. Era un materiale apprezzatissimo per gli scambi in virtù della possibilità di essere facilmente smembrata e ricomposta. Moltissimi geni dell’era moderna hanno inoltre riconosciuto la propria vocazione per la arti figurative nel momento in cui hanno cominciato a modellare la gomma pane nelle fogge più disparate e creare le loro prime opere d’arte. Da ricordare infine il mio compagno Sandrino che era riuscito a creare un bassorilievo del proprio volto applicando decine di gomme pane, amalgamate insieme ed appiattite con un mattarello di fortuna, alle proprie forme facciali.

Il bianchetto. Disponibile in innumerevoli forme e modelli, ha visto l’apogeo nell’edizione costituita da boccettina di liquido correttivo bianco -a base del tossico tricoloroetano, ottimo per i bambini in fase di sviluppo- e il rispettivo solvente. L’applicazione del prodotto agli errori su carta era un arte che si è tramandata da classe a classe nel corso degli anni. Il pennellino disponibile per l’operazione era probabilmente lo strumento meno indicato per l’uso dopo le dita e si ha notizia di diversi quaderni diventati rigidi come mattoni dopo che il bianco era stato applicato con eccessivo entusiasmo su troppe pagine. Casi di intossicazione, sia da bianchetto che da solvente, affollano i registri specialistici del tempo. Spicca tra tutti l’esempio di un bambino, il cui nome si è perso nell’oblio, che un giorno decise di giocare al mimo..

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