Nell’appartamento in cui vivo, come nella maggior parte di quelli che ho visitato, sono installati almeno due dispositivi antincendio. Il primo è un sensore antifumo, in grado di rilevare particelle prodotte della combustione, che si attiva emettendo un suono molto simile a quello di una radiosveglia elettronica. Il secondo, di cui si trova un esemplare in ogni locale dell’appartamento, bagno e cucina inclusi, è lo spruzzatore di acqua: è costituito da un filamento di materiale particolare il cui punto di fusione è noto, intorno al quale è costruito il dispositivo che, appena il materiale si fonde, attiva un copioso e diffuso flusso di acqua. Inoltre, in ogni appartamento dello stabile, è presente un altoparlante che, nel momento in cui scatta l’allarme antincendio dell’edificio, emette un fortissimo suono che inizialmente può assomigliare ad una campana, ma che dopo qualche minuto assume la connotazione che la pazzia sopraggiunta attribuisce al momento. Infine tengo a sottolineare che l’amministratore, che qui vanta il titolo di building manager, ha più volte affermato con malcelato orgoglio come l’intero edificio sia costituito di materiale ignifugo e realisticamente solo la mobilia ed il contenuto degli appartamenti potrebbero essere a rischio combustione. Non so se sia un’impressione solo mia, ma sembra che da queste parti si prenda il fuoco abbastanza sul serio, qualcuno potrebbe anche azzardare a dire che si esageri.

Non c’è nemmeno bisogno di ricordare che in due anni non si è mai visto il più lontano barlume di una fiammella nell’intero palazzo. In compenso però, ogni volta che decido di prepararmi una bistecca ai ferri, l’allarme antifumo scatta immediatamente dopo che appoggio la carne nella padella. E allora non c’è altra soluzione che mettersi sotto al sensore e fargli aria, per allontanare le due o tre molecole di carbonio che lo hanno raggiunto. Ma se fosse tutto qui sarei fortunato. E’ ben più seccante quando scatta l’allarme dell’edificio. Innanzitutto, sebbene sia scattato almeno venti volte negli ultimi due anni, di cui due solo negli ultimi cinque giorni, non è mai stato chiarito chi o cosa lo attivi. Il vero problema è che, una volta che le trombe dell’inferno hanno cominciato a suonare, solo i pompieri possono riportare la pace. E, per quanto siano reattivi, si tratta pure sempre di almeno dieci minuti. Dieci minuti in cui il cervello viene ridotto in pappa da un suono che probabilmente non ha nulla da invidiare a quelli in uso a Guantanamo per le torture. E’ pur vero che la procedura di emergenza inviterebbe tutti i coinquilini ad abbandonare immediatamente l’edificio, ma onestamente, visto che ad oggi tutti gli allarmi si sono verificati di notte, non mi ha mai nemmeno lontanamente sfiorato l’idea di scendere venti piani a piedi sulle scale antincendio mezzo nudo. Piuttosto impazzisco in maniera composta nelle mie camere.

Il vero terrore però, quello che fa tremare alla sola eventualità, è che un giorno l’impianto antincendio collegato agli spruzzatori abbia un malfunzionamento o che semplicemente una mattina stiracchiandomi urti il filamento e lo rompa. Anche in questo caso solo i pompieri potrebbero mettere fine al disastro, ma dopo dieci minuti di doccia fredda probabilmente non resterebbe molto da salvare.

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