Questa volta ce l’hanno fatta. Dopo una stagione iniziata in sordina, con un paio di brillanti colpi di mercato e una ritrovata forma di molti giocatori, i Vancouver Canucks hanno finalmente raggiunto l’obiettivo. Ma ovviamente la corsa per la Stanley Cup comincia proprio qui. E non è breve. Anzi. Le sedici squadre della NHL che hanno raggiunto la fase finale della competizione si affronteranno in incontri eliminatori al meglio delle sette partite disputate. Sette. Altro che andata e ritorno. Il che si traduce in una partita ogni due giorni per la maggior parte degli schieramenti. Una maratona anche per il pubblico che per un mese e mezzo non avrà occhi che per l’hockey, sempre che i propri beniamini tengano duro fino all’ultimo, fatto tutt’altro che scontato.

In occasione di questo evento il mio capo ha deciso di ripassare con me alcuni importanti concetti dei playoff in modo da non privarmi dell’occasione di godermi lo spettacolo fino in fondo. Innanzitutto, per ragioni che sfuggono alla mente umana, durante i playoff non vengono condotti test anti-doping. Uno ingenuamente potrebbe pensare che è proprio quando l’agonismo si fa più acuto che è bene accertarsi che tutti seguano le regole, ma evidentemente non è così. Che prendano un po’ quel che vogliono. Come tutti sanno inoltre l’hockey è noto ed apprezzato per le spaventose scazzottate che spesso coloriscono gli incontri sportivi. Ebbene, sembra che sia pratica comune nella prima gara delle sette che costituiscono ogni eliminatoria, accertarsi di organizzare una sostanziosa rissa che metta fuori uso i migliori giocatori avversari così che nelle partite successive non siano disponibili. Questo sì che è spirito sportivo! Sorprendente che nessuno ci abbia ancora pensato nel calcio. A proposito del calcio, sempre a detta del collega, da queste parti viene percepito come uno sport un po’ “rozzo” e non adatto alle famiglie; andare ad assistere a dieci energumeni in armatura che si riempiono di steccate è invece altamente indicato per i bambini di ogni età. E gli scontri fisici sono talmente comuni che le regole prevedono diverse penalità a seconda di quanto male si è fatto l’avversario.

Con questi presupposti mercoledì sera si è giocato il primo incontro, vinto dai Canucks per 2-1 contro gli amati americani dei St. Louis Blues. La città è stata in delirio stradale prima, durante e dopo la partita con bandierine e magliette blu ostentate ovunque. Speriamo che vincano perchè sembra che l’unica volta che i Canucks sono arrivati vicini alla Stanley Cup, perdendola in finale nel 1982, si sia scatenata una rivolta cittadina con tanto di distruzione e vittime. Curiosità: il simpatico pesce a forma di C che digrigna i denti, simbolo della squadra, è in realtà un’orca ed è stata introdotta come logo dai primi proprietari della squadra, Orca Bay Sports. E quindi non è affatto un pesce.

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