I Canucks non ce l’hanno fatta nemmeno stavolta. Nonostante un buon avvio nel Round 2 dei playoff contro Chicago la squadra ha capitolato arrendendosi per quattro partite perse contro due vinte. Anche il 2009 è passato senza che la squadra di hockey di Vancouver sia riuscita a conquistare la tanto desiderata Stanley Cup che ironicamente prende il nome dallo stesso lord inglese a cui è intitolato il parco più grande e suggestivo della città. Capro espiatorio di quest’ennesima sconfitta Roberto Luongo, portiere portato in palmo di mano come migliore della NHL fino ai Playoff in cui sembra abbia lasciato passare troppi dischi. Bandiera e capitano dei Canucks è ora accusato di poca resistenza alla pressione e rischia di essere scambiato per un sostituto più giovane e convincente. Non so chi andrà a dirlo a tutti quelli che han speso più di trecento dollari per la sua maglia ufficiale.

Dopo la prima partita di acclimatamento il campionato di Ultimate è finalmente decollato e la squadra di cui faccio parte continua a dimostrare agli avversari il suo (basso) valore con prestazioni più folkloristiche che sportive. Difficilmente si leggono i termini ‘strategia’ e ‘vittoria’ nella mailing list organizzativa, sembrano essere sorpassati in popolarità da ‘birra’ e ‘barbecue’. Tanto è vero che giovedì scorso da quella che dovrebbe essere la panchina a bordo campo si alzava un denso profumo di carne arrosto mentre le riserve scalpitanti addentavano enormi panini tenendo saldamente in mano la propria lattina. Certamente tutti sono consapevoli del fatto che al momento gareggiamo nell’ultima divisione di Ultimate, altresì detta ‘Beer League’, ma nessuno era arrivato a pensare che più di un giocatore scendesse in campo davanti agli avversari in evidente stato di ebbrezza.

La visita in UK mi ha risvegliato una sopita passione per gli asparagi che ho consumato sei o sette volte in diverse versioni nel giro di due settimane. Sono rimasto così impressionato che al mio ritorno in Canada ne ho comprato e cucinato a mia volta, cosa che comunque è più facile a leggersi che a farsi. Sembra che per raggiungere la condizione ottimale questi lunghi germogli debbano essere cotti per ebollizione nella parte inferiore e al vapore vicino alla punta, inutile sottolineare che l’operazione pone alcuni seri problemi di carattere logistico per chi non dispone di pentole apposite. Non sto nemmeno a nascondere che il fascino di quest’ortaggio si divide equamente tra il momento della consumazione e quello successivo in cui l’orina esala quel caratteristico aroma che Wikipedia ingenuamente definisce sgradevole. La stessa fonte però suggerisce che “sia effettivamente rilevato solo dal 40% delle persone e che questa capacità sia una ipersensibilità olfattiva specifica a questo odore”. Faccio parte di un élite!

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