Forse ci voleva proprio che mi recapitassero le schede elettorali a casa perchè mi riavvicinassi alla deprimente vita politica italiana. Ieri infatti nella mia casella della posta c’era una grossa busta del Consolato Generale d’Italia tutta ben schiacciata insieme all’ultimo numero di Spectrum. Di solito questo genere di corrispondenza non porta ad altro che seccature o richieste di denaro, ed invece con mio stupore stavolta conteneva il materiale elettorale che mi consentirà di partecipare al referendum popolare programmato tra un paio di settimane. Per votare alle elezioni europee e regionali apparentemente sarei dovuto tornare a Milano, cosa che ho ritenuto un po’ eccessiva.

La busta, come ho accennato, è voluminosa e, oltre alle tre schede elettorali per ciascun referendum, contiene due buste, il certificato elettorale, il tagliando elettorale e un ciclostilato con le immancabili istruzioni per l’uso. Uberto Vanni d’Archirafi, attuale console italiano a Vancouver, mi guida, dandomi amichevolmente del tu, nella facile procedura. In pratica c’è da apporre la propria preferenza con una penna biro blu o nera sulle tre schede di colore viola vescovile, verde palude e verde psycho, e riporle adeguatamente piegate nella prima busta, bianca e senza alcun segno. In secondo luogo è necessario strappare lungo la linea tratteggiata il tagliando elettorale dal certificato elettorale ed infilarlo, insieme alla busta con i certificati, nella seconda busta che è già compilata di indirizzo ed affrancata. L’ultimo passo è il più complesso, trovare una buca delle lettere e spedire il tutto.

Devo ammettere che, serviti a domicilio con questa cura, sarebbe davvero da ingrati non votare. Come da tradizione, la guida del Sole 24 Ore è il documento di riferimento per la scelta che però in questo caso sembra piuttosto scontata. Onestamente i primi due quesiti fanno un po’ paura, soprattutto nel panorama politico attuale. L’idea di attribuire ulteriori premi al primo partito, qualsiasi esso sia, va contro il principio base della democrazia dell’eguaglianza dei voti e nelle circostanze odierne potrebbe avere conseguenze imprevedibili. L’ultimo è invece abbastanza scontato anche se temo non sarà uno di quei provvedimenti che sconvolgerà, sebbene nella migliore delle ipotesi potrebbe aiutare a liberare il parlamento da quella marea di veterani che da anni, comunque giri il vento, sembra abbiano il proprio posto assicurato.

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