Fine giugno a Vancouver, nel bel mezzo dei lavori in corso che occupano la maggior parte di downtown rendendola un cantiere unico che apre alle sette di mattina e lavora incessantemente fino a sera per la delizia di chi si affaccia sulle aree interessate. Le Olimpiadi sono alle porte, o quasi, ed evidentemente anche gli organizzati canadesi sono un po’ indietro sulla tabella di marcia. Il caldo delle scorse settimane ha lasciato spazio ad un tempo nè bello nè brutto, tiepido ma non caldo, nè sereno nè nuvoloso, piacevole ma non esaltante. Anche le scottature rimediate una settimana fa si stanno ormai rimarginando.

Ho diversi progetti e programmi per quest’estate, alcuni professionali, altri più personali. D’estate tradizionalmente non ho mai combinato nulla di utile, sono sempre stati tre mesi trascorsi ad aspettare che passassero, loro e il caldo torrido che solitamente li accompagna. Il caldo mi spossa e mi priva di ogni energia, se l’estate non fosse anche quel periodo dell’anno in cui si concentrano gite, grigliate, picnic e campeggi, penso che migrerei come le anatre canadesi, ma in direzione opposta. Da quando vivo a Vancouver però la calura, anche d’estate, è solo un brutto ricordo e anche i peggiori trenta gradi di qui non sono gli umidi venticinque della pianura padana.

Intanto però lo scandalo delle veline terrà duro tutta l’estate e diventerà un tormentone più angosciante di ’50 Special’ di Lunapop. La stampa ha scelto il tema bollente dell’annata e per qualche mese verremo ingozzati di villa Certosa, Patrizia e Noemi. Più si parla di queste feste del cavaliere in Sardegna, delle telefonate e le registrazioni, le dichiarazioni e le battute, più mi piacerebbe conoscere singolarmente i quattro milioni di italiani che alle scorse elezioni hanno di nuovo scritto ‘Berlusconi’ come loro preferenza sulla scheda, non avremo mica quattro milioni di stupidi su quasi sessanta milioni che siamo! Come è possibile? Berlusconiani, vi prego, alzate la mano che vi possa vedere quanti siete, se no ci tocca chiedere di rifare le elezioni come in Iran.

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