Tra una storia e l’altra ho passato questi ultimi giorni a parlare ancora di lui, simpa della cumpa, re delle feste, principe del teatrino politico italiano degli ultimi quindici anni. Ho sentito opinioni, ho raccolto pareri e, come sempre, sono d’accordo con tutti perchè tutti in qualche modo colgono qualche aspetto di questo multiforme personaggio a cui altri non sono sensibili.

Ero partito dalla mia posizione naif che cerca sempre di salvare capra e cavoli senza dare la colpa a nessuno. Un primo ministro che è giunto all’affermazione politica attraverso un fraudolento sfruttamento dei propri mezzi di comunicazione, una parafrasi reale del quinto potere orsonwellsiano che identifica un unico carnefice ed un popolo di ignari disinformati, colpevoli solo della propria ingenuità e dell’umana tendenza a fidarsi delle parole di un prossimo convincente. Il cittadino tenuto ostaggio nella propria ignoranza da chi invece ha il potere di modellare e ricomporre la distribuzione dell’informazione al punto da conquistare e mantenere saldamente la massima carica politica. Una dittatura, non già militare come in passato, ma pur sempre dittatura.

Mi è stato a ragione fatto notare che gli italiani hanno tanti difetti ma non sono nè stupidi nè ignari, al massimo peccano di troppa furbizia. Chi oggi ha in mano le sorti della nazione non solo è stato eletto dalla maggioranza dell’elettorato, ma chi lo ha votato era ed è tuttora perfettamente consapevole di chi questa persona sia, con che metodi agisca e di che genere di assistenti ed intermediari si serva, oltre ad averne davanti agli occhi continuamente l’atteggiamento irriverente nei confronti delle istituzioni e l’arroganza di colui che sa di non avere veri nemici da temere. Se a questo si unisce lo spirito simpatico e astuto di chi vuole conquistare tutti, ne risulta il ritratto perfetto di un italiano medio. In breve la classe politica attuale e chi la guida rappresentano fedelmente la base che li ha scelti e ha dato loro fiducia, un puro scenario democratico.

Tra queste due interpretazioni oscilla la stampa estera che si pasce di scandali con il sorriso amaro di chi è costretto a puntare il dito verso la pagliuzza altrui per dimenticarsi delle travi in casa propria. A giudicare dai periodici europei sembra che gli scandali mondani le cui grida riecheggiano per tutta la penisola siano una testimonianza che attribuisce credibilità ai ben più preoccupanti dati economici che vengono periodicamente pubblicati ma che nessuno prende mai sul serio. Come se il problema dell’Italia fossero seriamente le abitudini personali del primo ministro e gli scandali sardi fossero un unicum della grottesca repubblica italiana e non avessero alcun corrispondente in altri paesi.

In tutto il polverone una posizione schizofrenica è quella della compagine di fede cattolica che si trova schierata politicamente a fianco di un individuo che sconfessa pubblicamente innumerevoli principi cardine della morale cristiana e, oltre all’immunità giudiziaria, sembra godere di un’immunità anche presso le più alte cariche della gerarchia della Chiesa che finora ben si sono guardate dal condannare pubblicamente una condotta passibile di scomunica pur di salvaguardare i loro trenta denari. A questo proposito invito a leggere la dura presa di posizione di un prete genovese in una lettera aperta al cardinal Bagnasco, arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

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