Ricordo una volta da piccolo che vidi “vietato vietare” scritto a spray su un muro e, pedante come sono, pensai che era solo una contraddizione in termini, uno sprovveduto paradosso senza alcun significato. Poi nel corso degli anni, man mano che sviluppavo un pensiero sempre più liberale, senza nemmeno rendermene conto mi sono sempre più avvicinato al significato di quello slogan, pur senza mai ancora abbracciare completamente l’ideologia anarchica che lo aveva partorito. Oggi per me dire “vietato vietare” è un breve riassunto di tanti principi in cui credo e di una parte della mia prospettiva sulla società odierna.

E’ stato quindi con incredulità e un po’ di sgomento che ho letto qualche giorno fa della nuovissima ordinanza promulgata dal sindaco di Milano che provvisoriamente per i quattro mesi estivi proibisce la vendita, la somministrazione, il consumo, la detenzione e anche la cessione gratuita di alcol ai minori di sedici anni. La stessa Moratti motiva questa scelta citando una statistica secondo la quale “i minori che bevono sono oltre 750mila e a Milano il 34% dei ragazzi di 11 anni ha già avuto problemi con gli alcolici”. Francamente sono perplesso da questo che sembra l’ennesimo dato quantitativo espressamente confezionato per giustificare una mossa inutile con l’unico scopo di saziare temporaneamente tutta quella parte dell’elettorato che coglie ogni occasione per gridare al degrado e invocare più sicurezza. Sebbene sia decisamente favorevole all’educare i giovani ad un consumo consapevole delle bevande alcoliche, cosa che per ora lo stesso sindaco convenientemente rimanda, sono assolutamente contrario al divieto come metodo per raggiungere questo scopo, soprattutto dopo aver avuto davanti agli occhi l’esempio di diversi paesi anglosassoni in cui le severe norme post-proibizionismo hanno portato risultati opposti a quelli sperati.

Vietare e limitare non è altro che una via comoda per pararsi il culo e mettere a tacere le critiche senza affrontare il problema e senza risolverlo. Il degrado non sono certo quattro giovani che fanno festa, il degrado sono i tagli alla scuola che li educa culturalmente e li forma come adulti, il degrado sono le istituzioni e i media che trattano gli stranieri e gli immigrati come paria invece che come una risorsa e legittimano i cittadini a comportarsi allo stesso modo, il degrado è questa lobby politica di geronti che ha reso la democrazia una farsa e trattiene l’intero paese nel passato.

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