Una delle scene più sconvolgenti di Matrix, film culto diretto nel 1999 dai fratelli Wachowski, è quella in cui il protagonista, Neo, apre gli occhi sulla pianura sconfinata nella quale le (malvagie) macchine hanno costruito una serie di impianti che mantengono milioni di esseri umani in uno stato vegetativo mentre i loro sensi e terminazioni nervose vengono stimolati artificialmente per far loro credere di vivere in un universo reale. Le macchine hanno adottato questo metodo per avvalersi dell’energia elettrica prodotta dal corpo umano e soddisfare così il loro fabbisogno dopo che le altre fonti di energia sono state rese inutilizzabili durante il lungo conflitto con l’umanità stessa. L’idea che gli esseri umani vengano letteralmente coltivati da una razza ad essi aliena è una delle aberrazioni più orribili che si possano immaginare e sconvolge ogni gerarchia di valori che pone al centro dell’universo l’uomo come essere pensante libero e sacro, padrone della propria vita e del proprio destino. Ed è uno scenario talmente doloroso da immaginare che l’unica opzione è confinarlo nella finzione della fantascienza.

Eppure a volte, anche nel meraviglioso mondo colorato e scintillante del capitalismo occidentale che promette ricchezza e benessere a tutti, può capitare che la popolazione si riduca ad uno strumento, un mero mezzo per i fini di quei pochi che hanno le redini delle metodologie di persuasione. La continua esposizione ad una pubblicità martellante, l’informazione selezionata ed addomesticata secondo le necessità, le mode ed i gusti creati artificialmente ad hoc, non sono altro che metodologie di controllo delle masse con lo scopo di farne un immenso continuo e rinnovabile mercato per l’incessante e insaziabile offerta di prodotti dell’industria. L’uomo è continuamente sottoposto a stimoli disegnati espressamente per migliorarne le qualità di compratore e consumatore ed indurlo a considerare la soddisfazione di necessità che non ha mai percepito in precedenza. L’unico messaggio coerente di ogni comunicazione, trasversale a tutte le posizioni morali, politiche, filosofiche o personali, è il continuare ad acquistare beni, spendere ed investire. Il mercato globale non è nato grazie alle nuove tecniche di comunicazione, ma è una conseguenza dell’esaurimento dei mercati locali e della necessità di continuare a vendere finchè ogni singolo abitante del pianeta avrà acquistato tutti i prodotti, materiali e non, disponibili in commercio.

Oggi gli esseri umani non sono coltivati come in Matrix, sono invece allevati ed addestrati come animali in una fattoria in modo tale che, non solo eseguano il proprio lavoro, ma ne siano costretti ad acquistare i prodotti finali. Ben poca differenza con gli operai osservati da Marx nell’ottocento, soggiogati ad un misero lavoro in fabbrica e costretti a pagare un caro prezzo ai padroni per i frutti della propria fatica. Sono trascorsi duecento anni, si sono combattute lotte di classe e l’intero pianeta è stato coinvolto in tre guerre mondiali, eppure lo stato del popolo è cambiato solo nella propria concezione di se stesso e nelle definizioni a parole.

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