Nel corso della vita viviamo tutti uno o più momenti di pura gloria, in cui percepiamo distintamente la stima e l’ammirazione delle persone che ci circondano e per qualche istante sentiamo di essere speciali, unici al mondo. E’ allora che tutto sembra possibile e che raccogliamo le forze per qualche nuova impresa, prendiamo coscienza delle nostre abilità e del fatto che in fondo è tutto a portata di mano, basta volerlo con abbastanza determinazione e, come avrebbero detto i nonni, grinta.

No, non sto per ripetere per l’ennesima volta la storia di come sono arrivato in terra canadese e di come questo fosse stato il mio sogno per anni, costruito tassello dopo tassello e culminato nel trionfo della caparbietà e dell’autocelebrazione. Ne ho abbastanza anch’io. Sto per raccontare invece di un piccolo ma importante momento di gloria, vissuto a metà degli anni ottanta quando ero ancora un ragazzino che andava a scuola in via Quadronno con i pantaloni corti e la cartella gialla.

Bisogna sapere che al tempo era stata installata in casa una piccola stazione meteorologica, completa però di tutti quegli strumenti di base che consentono la misurazione delle temperature massime e minime, pressione atmosferica e una sorta di igrometro. In seguito all’arrivo di questo nuovo giocattolo da adulti l’intera famiglia si era mobilitata per capire come farlo funzionare al meglio e guadagnare familiarità con la terminologia tecnica. Qualche tempo dopo mi capitò di partecipare ad una di quelle feste di compleanno come ormai sopravvivono solo nei ricordi di chi è nato prima degli anni ottanta e nelle canzoni di Elio: aranciata amara, bicchieri con i nomi, estrazioni di premi, giochi organizzati e via discorrendo. A sorpresa, al posto dell’agognato gioco della bottiglia, era spuntato il Trivial Pursuit, o forse era Master Quiz, e di li a poco si erano formate squadre e tutti cercavano alla bella e meglio di rispondere a domande decisamente fuori dalla portata della loro età.

Ebbene, ad un certo punto la mia squadra si trovava in difetto di punti rispetto alle altre e dunque decisi di prendermi la responsabilità di una domanda difficile pur di cercare di riportarci in equilibrio. Ricordo bene che la domanda era stata letta da una delle madri presenti con il tono di chi aveva già perso le speranze di una risposta corretta e suonava pressapoco come “In che modo si definisce la differenza tra le temperature massima e minima nel corso di una intera giornata?”. Non so come mi fu possibile collegare un termine che avevo probabilmente sentito una sola volta prima di allora a quel quesito, ma so benissimo che quando balbettai “escursione termica” percepii di aver detto qualcosa di assolutamente inaspettato e fuori dalla mia lega, mentre i miei compagni di squadra esultavano e le mamme si consultavano sul come un bambino delle elementari potesse conoscere un concetto così specifico.

Non mi sono mai più dimenticato di quel giorno e ancora oggi quando penso all’escursione termica provo quel senso di piacere che solo l’illusione di onnipotenza sa concedere.

Annunci