Amo pensare a me stesso come ad un cosmopolita, non tanto nel senso politico e sociale del termine quanto più in quello etimologico di cittadino del mondo, in ultima analisi un membro dell’umanità. Un modo per sottolineare che l’appartenenza al genere umano è un tratto così caratteristico e forte nella sua unicità al punto che rende trascurabile qualsiasi altra differenza razziale, etnica, culturale, ideologica.

Da ormai due anni a chi mi interpella a proposito delle differenze tra italiani e canadesi rispondo enumerando tratti caratteriali, abitudini, costumi, convinzioni ed ideali, nel tentativo di accontentare il desiderio di entrambe le parti di sentirsi originali e inconfondibili. Ma in fondo sempre più spesso mi rendo conto che le differenze sono solo dettagli superficiali, buoni a dare qualche spunto all’uno per affermare di essere più dell’altro, ma certamente non decisivi. Queste differenze che tanto ci appassionano e che crediamo dire tanto di questo o quel popolo altro non sono che le conseguenze di svariate strategie intraprese in svariate circostanze per risolvere i medesimi interrogativi, problemi, dubbi che accomunano ogni essere umano dalla notte dei tempi.

Le differenze tra italiani e canadesi? Quisquilie. La vera differenza è tra chi cerca le differenze e chi preferisce i punti in comune.

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