Gattopardiane è l’aggettivo che meglio descrive le due settimane che ho appena trascorso nella mia città natale. Tutto è cambiato, ma solo per rimanere com’era, un po’ a conferma di quel che qualcuno notava qualche settimana fa. Andare all’estero, separarsi temporaneamente dall’abitudine e dalle persone di sempre, porsi in circostanze in cui è semplicemente impossibile rimanere gli stessi, accentua l’impressione che intorno a sè tutto sia rimasto fermo a prima del cambiamento. E certamente dà sicurezza. Non fa mancare il terreno sotto ai piedi.

Milano. Non posso che osservarla con l’affettuoso occhio critico di chi vi ha trascorso un terzo della propria vita e ne ama ogni angolo, ma contemporaneamente non può più chiudere gli occhi sui limiti che l’allontanano dalla perfezione. Milano è in grado di combinare con sorprendente efficacia tradizione e innovazione, restando una città che affonda le proprie radici nella storia ma allo stesso tempo tiene il passo con i tempi. L’iniziativa BikeMi che consente ai cittadini di affiancare ed integrare i mezzi pubblici con robuste biciclette messe a disposizione a basso costo, è un incoraggiante passo nella giusta direzione, il più azzeccato degli ultimi anni. D’altro canto purtroppo l’intera area urbana resta una frastornante giungla di cemento e asfalto, caotica e pericolosa per i veicoli a motore ed impenetrabile per i pedoni che sono costantemente umiliati.

Matrimoni. Uno celebrato e (almeno) tre annunciati. Credo che una decina di anni fa avessi una concezione del matrimonio ben diversa da oggi, tuttavia due persone che scelgono di manifestare pubblicamente le proprie intenzioni di vita e si impegnano reciprocamente nella fondazione di una famiglia sono uno spettacolo che non può non impressionare per forza, determinazione e sicurezza. E non dimentico di avere la fortuna che nessuno dei matrimoni a cui ho assistito o assisterò mi mettono in difficoltà al momento in cui c’è da parlare subito o tacere per sempre.

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