Libri, giornali, riviste, volantini, documenti e decine di altri comuni supporti cartacei vengono utilizzati ogni giorno come mezzo per supportare la comunicazione tra privati, organizzazioni, governi.

Questo tipo di tecnologia, il tracciare simboli utilizzando una sostanza colorata su fogli di fibra di derivazione vegetale, è in uso da circa cinquemila anni. Come è noto, i primi pionieri di questo settore furono gli egizi che inventarono i papiri, una primitiva forma di carta derivata appunto dalla pianta del papiro, un comune arbusto che si trova lungo i corsi d’acqua in Africa. Per ben cinque millenni, pur con continui, ma minimi, perfezionamenti nella tecnica, l’umanità ha utilizzato la carta come principale mezzo di trasporto per le parole. I carri trainati da animali hanno lasciato il posto ad automobili e furgoni, le capanne di fango si sono trasformate in case di muratura e condomini, le torce ad olio sono state soppiantate per lampadine a fluorescenza, solo per citare alcuni dei cambiamenti che si sono verificati nel corso dello stesso intervallo di tempo. Eppure la carta, la stessa utilizzata dagli egizi, gli stessi degli schiavi e delle piramidi, è ancora qui, praticamente immutata, sebbene sia obsoleta ed abbia costi ecologici spaventosi.

Oggi, nell’anno 2009, l’uomo non ha più alcun bisogno della carta. Principalmente nel corso degli ultimi cinquant’anni si sono diffuse capillarmente tra la popolazione tecnologie che sono in grado di sostituire completamente l’utilizzo della carta stampata, abbattendo i costi della produzione e della diffusione delle informazioni ed offrendo infinite potenzialità di organizzare, archiviare, selezionare l’enorme mole di dati in circolazione. Tuttavia ad oggi sono stati effettuati solo piccoli passi in questa direzione e la vecchia costosa via è ancora quella usata più di frequente. Eppure la distribuzione di contenuti per via digitale offre possibilità ben più ampie del pur importante rispetto per l’ambiente e dell’attualissima riduzione di costi. Si tratta di avere finalmente la possibilità di porre in diretta comunicazione chi produce i contenuti con chi li consuma, senza intermediari, senza filtri, potenzialmente senza la sudditanza ideologica indotta dalla pubblicità, consentire al cittadino di pagare solamente l’informazione e non gli annunci commerciali che oggi devono coprire i costi di produzione e distribuzione di un supporto di cui non c’è più bisogno.

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