Gli ultimi sei mesi di storia italiana sono stati tra i più duri e sconcertanti degli ultimi anni che pur non avevano lasciato sensazioni particolarmente incoraggianti. Non è trascorso giorno in cui, leggendo degli ultimi avvenimenti, il mio cuore tricolore oltreoceano non si sia sentito ferito ed umiliato. Al punto che vien quasi da ringraziare che i mezzi d’informazione siano imbavagliati perchè non riuscirei a subire una parola di più. E quando non si tratta di scandali, processi e dichiarazioni indegne di esseri umani -figuriamoci alte cariche dello Stato-, sono terremoti, frane ed incidenti ad occupare le prima pagine a caratteri cubitali come a rammentare a tutti che non solo non si sta costruendo nulla di nuovo, ma anche le opere del passato cedono davanti allo spiegamento distruttivo delle forze della natura che non si è più in grado di arginare, contenere, prevenire.

Che cosa sta succedendo? E, si badi bene, non si tratta della domanda retorica di chi ha già pronta un’articolata risposta completa, ricca di dettagli e lunghe liste di cause. Non è altro che la curiosità di un cittadino che fino ad alcuni anni fa, pur vivendo in un paese piegato da continue difficoltà economiche, messo alla prova da infinite crisi, spesso ridicolizzato per la mancanza di quella stabilità politica di cui altri si vantano, in fondo sapeva di poter contare su un popolo, gli italiani, di indole benevola, creativo anche nei frangenti più difficili, ospitale con i bisognosi e, anche tra una polemica ed altra, fondamentalmente conscio di una identità culturale e storica unica. Secca mettere a confronto, ma non ricordo molti paesi che sono stati così decisivi per il corso della storia degli ultimi millenni quanto l’Italia, in tutte le declinazioni che ha assunto.

E con alle spalle tutto questo a cosa ci siamo ridotti? A spiare in casa degli altri alla indiscreta ricerca di scandali che possano indisporre i nostri vetusti e scricchiolanti valori morali? Ad accettare tacitamente e colpevolmente alcune figure pubbliche che non accettano di essere sottoposte alla giustizia ed altre che si arrendono impotenti alla prepotenza? A borbottare tra di noi e lamentarci dello stato delle cose scaricando la colpa sugli “altri” che raggiungono il nostro paese con l’entusiasmo e la voglia di fare che noi abbiamo perso per strada?

Annunci