C’era una volta il web, quello che chi è arrivato dopo definirebbe 1.0, quello delle pagine statiche create con FrontPage o Netscape Navigator Gold, quello ancora dominato da Yahoo ed Altavista, ignari del prossimo arrivo di un nuovo gigante della ricerca. Era così entusiasmante perchè nuovo e ricco di potenzialità, per il resto pressochè inutile nella sua semplicità, solo un giocattolo per nerd e maniaci.

Poi, con la progressiva diffusione delle connessioni a banda larga, Internet ha cominciato a cambiare volto, sia da un punto di vista estetico, sia attraverso l’espansione dell’insieme di funzionalità e servizi offerti. Le chioccioline e i www hanno cominciato a comparire pressochè ovunque, a fianco dei numeri di telefono e degli indirizzi, sui biglietti da visita e sui cartelloni pubblicitari. Internet, web, email, instant messaging hanno cominciato a riempire la bocca di tutti, entrare nella quotidianità di milioni di individui e sono diventati un fenomeno non più ignorabile.

Oggi il volto della rete, pur appoggiandosi ancora sulle stesse tecnologie di vent’anni fa, è cambiato completamente all’insegna della collaborazione e del collegamento tra tutti i servizi disponibili. I social network si integrano con i blog che si integrano con le testate giornalistiche che si integrano con contenuti audiovisivi e via discorrendo. Oggi online è possibile molto più che in passato avere una presenza personale ed entrare a far parte se non a contribuire direttamente a tutti quei prodotti di cui fino a ieri si era solo consumatori, creando effettivamente un nuovo livello e una nuova direzione di comunicazione. Non solo uno a molti, ma molti a molti.

Purtroppo tutto questo ben di dio ha l’effetto collaterale di metterci in comunicazione con gente con cui non abbiamo nulla a che spartire e con cui soprattutto non vogliamo avere nulla a che spartire. Ma Internet è un mezzo comunista nel senso che tutti gli utenti sono trattati parimenti e per una macchina è difficile discriminare ciò che ha senso diffondere e ciò che non solo lascerà il tempo che trova, ma sprecherà preziosi Watt per essere diffuso. Parlo dei commenti, gli onnipresenti commenti, quelli che si possono lasciare sotto un blog, un articolo di giornale, una twittata, un messaggino su Facebook, un profilo, un curriculum, in breve ovunque.

Nati per far sì che gli utenti potessero rispondere con i loro punti di vista, sono diventati ricettacoli di banalità e luoghi comuni pressochè ovunque perchè la verità è che, seppur tutti abbiano il diritto di dire quel che pensano, la maggior parte delle persone non pensa nulla di interessante o, più precisamente, non pensa nulla di originale, semplicemente ripete quello che sente dagli altri, spesso senza nemmeno capire cosa voglia dire. E se verba volant, scripta manent, e su Internet manent per anni e anni. Tra qualche secolo avremo quantità enormi di dati che conterranno i miliardi di commenti inutili che tutti sentono di dover condividere ogni giorno col mondo, spesso convinti che si tratti di idee geniali o che le loro quattro righe di italiano sgangherato abbiano qualcosa di speciale che li renderà famosi.

Va da sè che durante la lettura di un qualsiasi testo, lungo o breve, il nostro cervello genera pensieri ed opinioni, nei migliori casi cerca di aggiungere qualcosa o completare quanto appena letto. Non tutto quel che si pensa però vale la pena di essere condiviso con gli altri o ha qualche senso rendere pubblico, massime quando l’esternazione è fine a se stessa, non ha alcun valore per persone che non si conosce direttamente o, peggio ancora, non ha alcuna base concreta che la supporti.

Misantropia a parte, ci sono due generi di commenti che odio in particolare. Il primo è quel tipo riassumibile con “sono d’accordo”: non aggiunge nulla al contenuto del testo che si commenta e rende solamente noto il fatto che qualcuno di sconosciuto è d’accordo con quanto scritto. E chi se ne frega? Il fatto che uno qualsiasi dei miliardi di uomini presenti sul pianeta sia della stessa opinione dell’autore è quanto di più irrilevante ci possa essere. Il secondo è più subdolo, si trova più frequentemente, ma non solo, al termine di complessi articoli di settore ed è il commento che sembra provenire da una fonte attendibile, ma che ben presto si rivela come un’accozzaglia male organizzata di illazioni, pregiudizi e idee personali senza alcun fondamento. Essenzialmente è un’esca che si presenta come un commento (finalmente!) interessante e dopo una breve lettura esterna la sua natura di perdita di tempo, è spesso riconoscibile per le prime parole che suonano come “ho anni di esperienza in materia” o “conosco delle persone esperte che mi hanno detto”.

Sono convinto che un prossimo importante passo per la comunicazione su Internet sarà essere in grado di distinguere automaticamente le informazioni utili da quelle inutili e ad esempio riconoscere le risposte senza valore, scartandole immediatamente come già si fa con lo spam.

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