Musicisti, attori, artisti e personaggi dello spettacolo in genere sono diventati degli dei agli occhi del loro pubblico che non solo ne segue le produzioni, ma spesso li assurge al ruolo di guida spirituale, modello di vita e sogno erotico. Fan club, gruppi su Facebook, poster, merchandising e tatuaggi sono solo alcune delle più appariscenti dimostrazioni dell’esplosivo entusiasmo che al giorno d’oggi si riserva a chiunque riesca ad ottenere una prima pagina su Vanity Fair, far scintillare il proprio sorriso in prima serata o vendere qualche decina di migliaia di dischi. Conoscere ed avere un’opinione sulle personalità più note della scena musicale e cinematografica è considerato parte della cultura generale e requisito indispensabile per non sembrare un cavernicolo trapiantato.

Eppure quello che queste persone fanno per noi è molto molto semplice, si occupano del nostro intrattenimento, adoperandosi per allietare al meglio delle loro possibilità le ore che scegliamo di dedicare a loro. Tecnicamente tra i Queen e il vecchio che canta le opere liriche in Corso Vittorio Emanuele c’è solo una differenza di volumi, entrambi lavorano nello stesso settore dello spettacolo. Noi li paghiamo, poco o tanto, e loro suonano per il nostro diletto. Che non si facciano intervenire giudizi di merito e che non ci si permetta di divinizzare le produzioni artistiche a discapito dalla vile insipida quotidianità. In ogni settore professionale c’è chi è capace di fare il proprio mestiere meglio dei concorrenti, ma la gente che piange per Robbie Williams non spreca un sospiro di commozione per il salumiere di Bormio che stagiona le bresaole più buone del mondo. Il godimento delle opere d’arte soddisfa uno dei tanti bisogni dell’uomo, ma non è diverso da quando addentiamo le michette ancora calde del fornaio per placare la fame.

Eppure non ho mai visto nessuno andare in giro con la maglietta del fornaio, comprare la focaccia in prevendita o mettersi a urlare di gioia quando adagia lo sfilatino nel sacchetto di carta. E d’altro canto, per quanto apprezzato in tutto il quartiere, nemmeno lui si permette di fare il maleducato come certi sedicenti artisti la fuori che sembra che facciano una cortesia a venire sul palco. Belli, non fatevi pregare, ho pagato un biglietto e ora voi suonate come da accordi, cominciando all’orario che c’è scritto sul biglietto, perchè nemmeno io ho tempo da perdere, e senza farmi urlare come un animale per il bis, perchè nelle diverse decine di euro che vi lascio è largamente compreso anche quello. Lavoro, guadagno, pago, pretendo. Proprio come voi.

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