Ho recentemente partecipato ad un incontro con l’autore milanese Andrea De Carlo, parte del ciclo di eventi promosso dall’Istituto Italiano di Cultura a Vancouver in occasione della settimana mondiale della lingua italiana. Titolo della serata “Come nasce un romanzo”. Sebbene non abbia mai letto alcuna opera dell’autore, non me la sono sentita di rinunciare ad ascoltare una delle figure più note della letteratura italiana contemporanea proprio sulla domanda che prima o poi qualsiasi lettore curioso si è posto. Senza contare che con De Carlo condivido un passato berchettiano che non può che avvicinarci, specialmente a migliaia di chilometri dalla storica sede di via della Commenda.

Le ore trascorse nell’intima sala dell’Istituto nel pieno centro di Vancouver hanno confermato la precedente impressione che le produzioni dell’autore non siano particolarmente compatibili con i miei personali gusti letterari. D’altro canto l’informale impostazione del discorso ha sin da subito proiettato una luce amichevole e simpatica sullo scrittore che ha scelto di condividere con il proprio pubblico alcuni dei difficili e complessi giri creativi che conducono alla creazione letteraria, senza richiamare paroloni dotti, ma nemmeno scadere nella banalità. In generale De Carlo ha dato la sensazione di una persona semplice, più affezionato alla propria fantasia ed ai suoi frutti piuttosto che al successo e la notorietà che ha raggiunto, seppure si tratti di traguardi che ben pochi sono in grado di tagliare.

Ho invece sorriso ripensando al post di settimana scorsa sui commenti ai blog quando si è dato inizio alla sessione di domande e risposte. In occasioni come questa, quando una persona brillante e di successo mette a disposizione il proprio tempo per ascoltare i quesiti del pubblico e soddisfarne la curiosità, ci si aspetterebbe che lo scopo sia di stimolare la continuazione del discorso provvedendo all’offerta di nuovi spunti o criticarne la visione aprendo un dibattito. Uno stratagemma insomma per continuare a far parlare l’ospite. Eppure ogni volta, prevedibili come l’afa estiva a Milano, compaiono quegli individui che cercano inevitabilmente di spostare l’attenzione su se stessi e che, invece che porre domande, colgono il momento per dare il via alla propria conferenza senza rendersi conto che agli altri delle loro gesta ben poco importa.

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