Chi, ricordando le vicende della Seconda Guerra Mondiale, non finisce per anteporre in valore i caduti delle forze armate statunitensi in seguito allo sbarco in Normandia alle perdite sofferte dagli altri alleati? E’ indubbio che l’intervento americano nello scenario europeo abbia dato una svolta al conflitto, soprattutto dal punto di vista strategico attraverso l’apertura di un secondo fronte con la Germania, ed abbia rinnovato le speranze di liberare il continente dall’ombra nazista. Questo i nordamericani non mancano di rammentarlo ancora oggi, sottintendendo neanche troppo velatamente che siano loro i salvatori del vecchio continente dall’oppressione e dalla dittatura, il che poi li sostiene nel legittimare gli altri interventi al di fuori dei loro confini che sono succeduti nella seconda metà del secolo e oltre.

Eppure, dati alla mano, l’investimento americano di vite nella Seconda Guerra Mondiale non è certo il più consitente tra gli Alleati, nè in termini assoluti nè in termini di percentuale della popolazione che perse la vita in seguito alla dichiarazione di guerra. Questo fatto non suonerà certo come una sorpresa per gli appassionati di storia, ma l’Unione Sovietica di Stalin nel corso di quei sei anni perse più di venti volte tanti soldati quanti ne persero gli Americani nel corso dell’anno seguente allo sbarco in Normandia. Tra militari e civili la popolazione totale dell’Unione Sovietica si ridusse di più del 15%, come termine di paragone quella statunitense perse solo lo 0.3%. La bandiera che sventolò sul Reichstag a Berlino nel 1945 era pur sempre rossa con falce e martello, anche se oggi Tarantino ha il coraggio di proporre una pur caricaturale versione degli ultimi giorni del Terzo Reich in cui Hitler viene freddato da colpi di pistola americani.

La Storia è scritta dai vincitori, dirà qualcuno. Ma in questo caso la Storia, gli americani che salvano l’Europa sacrificando generosamente i loro giovani, è una storia con la esse minuscola, scritta da solo alcuni dei vincitori, che racconta una parte della verità e ne omette un’altra che non può essere dimenticata da nessuno che abbia a cuore il valore dei fatti. Chomsky docet.

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