In ogni ufficio ce ne sono diversi. Arrivano in ufficio per primi, lasciano l’auto nel parcheggio ancora deserto alle prime luci dell’alba, disattivano l’antifurto con un codice che nessun altro ricorda, accendono le luci e leggono le notizie della mattina prima ancora che le edicole aprano. Osservano l’arrivo dei colleghi con un’aria tra incuriosita e commiserante, come se fossero solo pallide comparse in un palcoscenico di cui essi sono indiscussi protagonisti, vivono la giornata nel loro mondo costruito di intense attività produttive interrotte solo da inetti perditempo ed un frugale panino davanti ai grafici a torta di Excel. Quando anche l’ultima persona dell’impresa di pulizie se n’è andata a casa e da fuori si sentono da tempo i caratteristici rumori della notte, finalmente raccolgono le proprie cose e chiudono la bottega. Accumulano mesi di ferie senza spenderle, il lavoro è tutto quanto ha senso nella loro vita e non sanno parlare di altro, sono i workaholic. Esistono due manifestazioni facilmente distinguibili di questa condizione, possono essere considerati due stadi, non sempre cronologicamente consecutivi, dello stesso carattere.

Il primo è quello di chi ha accettato con umile rassegnazione il proprio ruolo di solitario paladino della produzione, è perfettamente conscio di essere l’unico responsabile del successo dell’organizzazione, ma d’altro canto sa che nessuno gli riconoscerà mai questo merito. Il fatto non lo scoraggia minimamente, anzi lo immerge ancora di più nella sua incompresa crociata. Non darà mai le dimissioni perchè il posto di lavoro è la sua famiglia e a casa non lo aspetta nessuno per cui valga la pena lasciare un compito incompleto. La sua carriera terminerà con un licenziamento di cui non si farà mai una ragione e che lo distruggerà psicologicamente per sempre.

Il secondo non si accontenta della gloria, esige che i colleghi prendano coscienza delle sue gesta e fa di tutto perchè questo accada. E’ uno di quelli che telefonano con la scusa di una futile domanda per dire che sono le undici di sera di sabato e sono ancora in ufficio. Durante le rarissime occasioni di svago a tavola con gli amici si permette di rispondere alle email sul Blackberry sbuffando di impazienza in modo che tutti se ne accorgano. Desidera sentirsi oggetto di stima per il suo spassionato impegno e la sua dedizione, ma anche di commiserazione perchè poverino si sacrifica tanto. Si crede un eroe al punto che rifiuta tutte le attività non critiche perchè non ha tempo da perdere. Durante le riunioni porta il laptop, ignora i presenti e lavora su altri progetti molto più importanti. Chiude la propria carriera per un esaurimento nervoso dopo che la batteria del portatile l’ha abbandonato nel bel mezzo di un Gantt.

Annunci