Alcune persone irradiano la sensazione di essere nate per diventare qualcuno di universalmente riconosciuto per i propri meriti. Incarnano il loro destino in ogni dettagli sin dalla nascita, per quanto il termine “destino” in questo caso abbia più un’accezione di predisposizione naturale che di predestinazione divina. Chi mai negherebbe che Einstein era un essere umano in grado di dare il meglio di sè nell’ambito della fisica? O chi metterebbe in dubbio che Mozart abbia mostrato le proprie doti musicali sin dalla più giovane età e che questo ne abbia preannunciato il successo? Ogni evento nella vita di queste persone è focalizzato sul loro campo di eccellenza, inclusi desideri, ambizioni, preoccupazioni ed incubi. Pur senza andare così lontano nel tempo o senza ricorrere ad esempi illustri, non è difficile citare esempi di conoscenti ed amici che hanno mostrato ben presto nella vita di avere particolari inclinazioni o capacità in grado di spianare una carriera professionale, artistica o sportiva.

E gli altri? Voglio dire, senza essere nati con una penna in mano, con il pallone tra i piedi o con una mente multidimensionale, c’è ancora speranza di poter combinare qualcosa di buono? E’ possibile seguire l’esempio di quei film americani in cui il ragazzino un po’ più lento degli altri si impegna così tanto da essere migliore di tutti, o il brutto sfigato improvvisamente si redime e diventa idolo della scuola? E la risposta ovviamente è no, non ci sarà mai confronto a parità di sforzi tra uno che ha talento naturale e uno a cui manca, ma a tutti piace pensare che sia così per lasciare un pur flebile spiraglio di speranza di cui è bello pascersi. O forse è tutto il contrario e nessuno è davvero predisposto a compiere alcune azioni piuttosto che altre. Francesco Totti avrebbe tranquillamente potuto essere un critico letterario, Stephen Hawking avrebbe potuto scegliere una carriera nell’atletica leggera e di certo nessuno avrebbe impedito a George Bush di occuparsi di politica, se solo lo avessero desiderato.

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