Un’abitudine resta tale finchè la si ama al punto che la si coltiva e la si preserva, una volta abbandonata è richiesto uno sforzo per riacquistarla. Alzarsi tutte le mattine alle sette per andare in ufficio sarebbe più facile se durante i fine settimana fosse impossibile stare a letto ad libitum. E’ il confronto che uccide, che presenta una nuova possibilità e muove scacco alla consolidata conosciuta routine. Un mondo, o un modo, diverso è possibile. E le abitudini non sono altro che la scorciatoia del nostro pigro cervello per memorizzare soluzioni a problemi comuni che sarebbe inefficiente ricomputare ogni volta. Piegare le abitudini è dispendioso perchè implica valutare nuovamente le soluzioni che si sono ideate in precedenza e per forza metterle alla prova per trovarne di migliori. Una battaglia contro se stessi alla ricerca dell’ottimo mentre i margini di miglioramento si riducono ad ogni tentativo. I gesti ripetitivi di ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, sono il pilastro di certezza a cui ci appoggiamo per non cadere ma che dall’altro lato ci tiene incatenati a sè e ci impedisce di spiccare il volo ed esplorare.

Non ho aggiornato il blog per più di un mese e qualcuno se n’è accorto. Più di uno. Non posso nascondere che mi faccia piacere che qualcuno non solo legga quando scrivo, ma che ne senta anche la mancanza quando sono in pausa. Scrivere un blog non è nè scrivere un diario, nè scrivere articoli di giornale. L’attività è assolutamente autonoma con tutti i pro e i contro del caso, gradisce un buon livello di disciplina e non può mancare di una sorgente inesauribile di idee. Senza fare il verso alle chiacchere già viste in “Julie & Julia”, a causa degli elementi citati, a volte semplicemente non è possibile scrivere.

Ho deciso di aggiornarlo proprio oggi con questo messaggio perchè il 18 Gennaio del 2005 ho scritto il primo post e tenevo in qualche modo a far arrivare questo progetto al lustro di esistenza. Ora occupa la seconda posizione nella classifica delle attività che sono durate di più nella mia vita, superato solo dal corso universitario di ingegneria. Un gruppetto di testa che stacca di diverse lunghezze i lontani inseguitori.

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