Il 12 gennaio scorso la capitale di Haiti Port-au-Prince è stata colpita da un terremoto di rara intensità e dalle successive forti scosse di assestamento. Il bilancio esatto delle vittime della calamità è ancora incerto, ma le cifre sono nell’ordine di grandezza delle centinaia di migliaia. I danni alle infrastrutture e agli edifici sono altrettanto gravi e, nonostante gli sforzi internazionali, sarà difficile che l’intera nazione e la capitale in particolare superino lo stato di emergenza in tempi brevi.

Analogamente a quanto è accaduto in passato per altre catastrofi naturali, l’onere e la responsabilità morale dei sacrosanti aiuti economici sono stati in gran parte demandati alla popolazione del resto del mondo che da alcuni giorni è bombardata da innumerevoli fondazioni, enti pubblici e privati, organizzazioni umanitarie che fanno leva sulle drammatiche immagini dell’isola che tutti hanno avuto dinanzi agli occhi per incoraggiare una donazione. Aiutare i bisognosi, ovunque siano sul pianeta e qualunque sia la loro necessità, è un dovere umano imprescindibile e chiunque abbia una coscienza non può non sentire il viscerale impulso a dare del proprio ad un prossimo in evidenti difficoltà. Le modalità con cui questo processo si verifica sono però al momento estremamente confuse e abbandonate alla discrezione ed alla disponibilità dei singoli che sparpagliano i fondi su diverse destinazioni senza avere mai la certezza che arrivino a destinazione.

In primo luogo la scelta se e quanto donare non dovrebbe essere lasciata alla generosità di ciascuno, ma determinata sulla base del reddito, sia delle persone fisiche che delle imprese, come per le imposte. Progettare un sistema simile a quello del cinque per mille con lo scopo di costituire un capitale nazionale da destinare durante l’anno a iniziative di aiuto umanitario consentirebbe a tutti di contribuire secondo le reali possibilità, indipendentemente dalla personale simpatia verso la specifica causa. In secondo luogo la presenza di un fondo centralizzato dedicato alla solidarietà come quello proposto aprirebbe ampie possibilità per una gestione avveduta di tali sostanze da parte di chi ha reale esperienza nel settore ed è al corrente delle diverse tipologie di assistenza che sono richieste durante le varie fasi del periodo successivo all’evento.

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