Il gusto nelle scarpe. La bruttura delle calzature che si vedono correntemente indosso alle persone supera qualsiasi record precedente. Due esemplari in particolare fanno storcere il collo non appena colpiscono la retina. Gli stivali di gomma con fantasie da scuola dell’obbligo che una troppo ampia parte della popolazione si ostina ad indossare nei giorni di pioggia come se fossero tocchi di classe. I famigerati UGGs, stivaloni alti e morbidi originariamente di pelle scamosciata con la pregevole caratteristica di sformarsi dopo il secondo utilizzo, trasformandosi in abominevoli e contorti tubi pelosi che assecondano felicemente le peggiori posture dei piedi.

Gli effluvi delle cucine di troppi locali pubblici. Ci sono diversi ristoranti e fast food che sfiatano i fumi della cucina direttamente sulla strada. Certo, i fetentissimi vapori sono costretti a passare attraverso appositi filtri, tuttavia questi ultimi non sembrano in grado di eliminare l’odore, invece lo trasformano rendendolo ancora più pesante e insopportabile. Non riesco a capire come così tanta gente possa osare avvicinarsi ad alcuni Tim Horton’s fuori dai quali aleggia una soffocante nuvola di fritto filtrato.

Il comportamento ai semafori. Se il semaforo è rosso si attende, se è verde si può attraversare la strada, d’accordo. Ma se non c’è un’auto nel raggio di chilometri mi sentirei un po’ prigioniero delle stesse regole che noi uomini abbiamo definito se non attraversassi l’incrocio, qualsiasi sia il colore del semaforo. Non così per la maggior parte dei vancouveriti che attendono pazientemente il verde in qualsiasi caso. Inizialmente apprezzavo l’osservanza ortodossa delle norme stradali, ma onestamente in questa circostanza lo trovo esagerato.

Le prenotazioni al cinema. Ma come è possibile che non si possano prenotare i posti a sedere? Ci sono le biglietterie automatiche, la community online, le hostess all’ingresso e non è possibile scegliere il posto in sala? Per quanto presto si compri il biglietto, si è sempre costretti a presentarsi in sala con largo anticipo per non rischiare di finire nei posti sotto allo schermo. Che poi nemmeno mi è chiaro perchè li costruiscano quei posti. Chi mai vorrebbe mai vedere un film a due palmi da uno schermo di venti metri per dodici?

La moquette. E’ ovunque. La stragrande maggior parte delle case sono ricoperte di moquette. Gli uffici sono una enorme distesa di moquette. In moltissimi locali pubblici è sempre questa moquette a farla da padrone. E l’unico pensiero che mi rimbalza per la testa quando appoggio i piedi su quel supporto molliccio è che in quello strato di tessuto sintetico si annidano anni di cocktail rovesciati, polvere, acari, il risotto di quel famoso Natale quando è caduta la zuppiera e tanto altro a cui preferisco non pensare.

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