Quattro giorni alla cerimonia inaugurale che si terrà nel centralissimo BC Place di downtown, quel cuscino bianco che si scorge dal satellite nonchè dai piani alti di moltissimi palazzi. Da una dozzina di giorni Vancouver ha cambiato volto, trasformando radicalmente il proprio carattere di centro abitato a metà tra metropoli e capoluogo di provincia. Le famose -famigerate per alcuni- Olimpiadi che solo pochi mesi fa sembravano ancora così lontane sull’orologio di Robson Square sono ormai alle porte e ben oltre le porte sono già le decine di migliaia di ospiti che da qualche settimana hanno progressivamente invaso (abbastanza) pacificamente le vie della città più vivibile al mondo.

Anche al vancouverita più distratto non possono sfuggire tutti quei dettagli che stanno rendendo unico questo Febbraio 2010. Innanzitutto il clima. Per quanto l’inverno sulla costa ovest canadese non sia mai stato rigido come nell’interno, mai come quest’anno s’è visto così frequentemente il bel tempo, spesso accompagnato da temperature decisamente primaverili che stanno ostacolando non poco lo svolgimento delle attività sportive invernali. Impossibile poi ignorare l’inevitabile arrivo degli arricchiti di tutto il mondo, sempre pronti a onorare le città sulla bocca di tutti della presenza propria e del loro immancabile seguito di roboanti mezzi di trasporto e capi di marca. Dal canto loro gli autoctoni da un lato porgono il benvenuto agli ospiti colorando gli edifici a tema e mettendo in mostra tutte le bellezze del luogo, ma dall’altro non mancano di distinguersi dai pur amichevoli invasori indossando le felpe rosse ufficiali con la scritta “Canada” che, potrei giurare, hanno sbattuto fuori dagli armadi qualsiasi altro capo di abbigliamento.

Per qualche settimana chiuderò gli occhi sulla Vancouver naturale, calma e riservata che adoro, in attesa di godermi tutte le ragioni per cui davvero “You gotta be here”.

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