Mettersi le dita nel naso da bambini è una partenza lenta sul tracciato della buona educazione, ma atteggiarsi a minatori dei cunicoli respiratori da adulti dovrebbe essere sanzionato da ben più di un’occhiataccia. Non solo le cavità sono ben più ricche di soffici pepite verdastre, ma i fortunati proprietari di questo inestimabile tesoro hanno anche la criminale tendenza a liberarsene con impareggiabile generosità, facendone distrattamente atterrare porzioni sulle superfici circostanti in attesa che qualche innocente passante se le ritrovi saldamente appiccicate al corpo.

Chi si giustifica affermando di non rendersi conto di russare ha esattamente le medesime responsabilità di chi non si lava perchè non è in grado di percepire il proprio fetore. Non provvedere a intervenire sulla “sindrome delle apnee ostruttive nel sonno” costringe chiunque abbia la sventura di riposare nelle vicinanze ad emettere umilianti versetti per interrompere, seppure solo per qualche secondo, quel detestabile secco gorgoglio, mentre il responsabile riposa indisturbato incurante del tartassante tormento che infligge e dei ributtanti fluidi che fa risuonare dentro di sè.

Per essere in grado di usufruire dei servizi pubblici è indispensabile applicare una sospensione di consapevolezza con lo scopo di dimenticare che la maggior parte dei visitatori, nonostante l’età matura, non ha ancora la consuetudine di lavarsi le mani dopo aver assolto i propri compiti. Ovviamente è solo un’occasionale dimenticanza, osservano quando qualcuno si permette di farlo notare, ma test clinici dimostrano che la maniglia della porta è spesso ben più contaminata del sedile del water e battere cinque al collega è ben poco diverso dall’asciugarsi nella sua biancheria sporca.

E’ piacevole condividere la propria passione per alcuni piatti con i propri cari, tuttavia è decisamente superfluo che questa compartecipazione si estenda alla fase di macinazione del cibo all’interno della cavità orale. Masticare con la bocca aperta e lasciare intravedere con occhio ammiccante lo straordinario bolo in lavorazione, magari intrattenendo un’animata discussione nel contempo, è il modo ideale per privare dell’appetito i restanti commensali, offrendo loro uno spaccato ben più dettagliato del necessario sul proprio apparato digerente e sulle ottime capacità di triturazione dell’arcata dentaria.

Cibarsi sbocconcellando avidamente le estremità delle unghie è solo l’inizio di una rischiosa tendenza cannibale. Oggi sono le unghie, domani chissà quale altra parte del corpo si sceglierà di gustare. La cheratina, di cui le unghie sono costituite, può portare una forte dipendenza fisica e dall’onicofagia il passo è breve alla tricofagia da li il limite è solo l’ambizione. In men che non si dica la propria dieta si allontana dal commestibile per avventurarsi nell’affascinante mondo del disgusto e, quando l’organismo non è più in grado di provvedere al proprio sostentamento, chissà che non si sia costretti a chiedere al prossimo di lasciare in un piattino una parte di sè per merenda.

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