Cos’è un Bonspiel? Ad orecchio si potrebbe tirare ad indovinare: un dolce tedesco simile allo strudel? una pomposa festa d’addio prima di una partenza per un luogo lontano? una di quelle originali biciclette con un numero di ruote inconsueto ed una forma che ricorda gli aerei dei fratelli Wright? No, stimati lettori, niente di tutto ciò. Il Bonspiel è un termine che appartiene all’area semantica dei curiosi sport canadesi ed in particolare si riferisce ad un torneo del qui popolare curling, quella versione scozzese delle bocce che si gioca con l’ausilio di massi di granito a guisa di teiere che i giocatori lasciano scivolare sul ghiaccio verso un bersaglio poco lontano. E’ poco più che un buffo passatempo per la maggior parte del mondo, sebbene da più di dieci anni sia sport olimpico, ma suscita la passione delle più accese sfide agonistiche in diverse province del Canada.

Ebbene, in occasione di un compleanno, il sottoscritto è stato invitato ad un Bonspiel presso una delle strutture che hanno ospitato Olimpiadi invernali un mese fa. Inutile sottolineare come la maggior parte dei presenti avessero già dimestichezza con le regole ed una consumata esperienza tradita dall’equipaggiamento tecnico di proprietà al contrario di quello comune a disposizione dei novizi. Contrariamente a quanto appare dalle competizioni ufficiali, dare una spinta ad una pietra di venti chili in modo che scivoli sul ghiaccio a si posizioni sul luogo desiderato a più di venti metri di distanza è meno semplice del previsto. Non aiuta il fatto che la spinta sia impartita mentre il giocatore stesso sta scivolando in ginocchio sulla pista gelata. L’arte di sciogliere il ghiaccio con le celebri scopette per agevolare lo scorrimento del masso ha invece l’inatteso lato positivo di prevenire l’assideramento in un centro sportivo spesso considerevolmente più fresco dell’esterno. Non appena si acquista un po’ di dimestichezza con la tecnica di gioco però la partita guadagna presto interesse, complice anche la relativa semplicità delle regole e un discreto coinvolgimento strategico.

Pensare di diventare campioni di curling in Canada è come sognare di diventare Roberto Baggio in Italia, ma chissà forse non è così impossibile raggiungere livelli accettabili in un paese come l’Italia dove questo sport è ancora relegato ad una nicchia.

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