In un edificio di ventisette piani l’ascensore non è un comodo lusso di cui si può accettare di fare a meno di quando in quando, piuttosto si tratta di un indispensabile mezzo di trasporto senza il quale l’agognato ritorno a casa si trasforma in un’imprevista escursione alpinistica su per le scale di emergenza. Non a caso i quasi duecento appartamenti del palazzo in cui attualmente alloggio sono serviti da tre esteticamente opinabili ma inoppugnabilmente rapidi ascensori che raramente nel corso della giornata godono di attimi di pausa. Nonostante ciò nelle ore di punta non è raro essere costretti ad attendere qualche minuto sul pianerottolo, senza neppure avere la soddisfazione di picchiare sulla porta urlando improperi a quegli ipotetici mammalucchi che indugiano sulle porte scorrevoli. Inutile sottolineare che se uno degli ascensori si guastasse l’intero condominio non potrebbe evitare di rendersene conto nel giro di ben poco.

Tutto si poteva dire dell’ultimo “building manager” – un equivalente dell’amministratore che tanto tiene banco negli stabili italiani- tranne che non fosse efficiente. Mai avrebbe consentito che sotto la sua supervisione uno dei tre ascensori fosse inutilizzabile per ben due settimane e mai si sarebbe schermito con un infamante messaggio di scuse ai condomini che di fatto decretava la sua sconfitta. Eppure precisamente questo è ciò che è accaduto sotto il regno dell’ultimo building manager che non sembra prendersi cura degli inquilini con una dedizione nemmeno lontanamente paragonabile a quella che il suo predecessore dedicava agli infissi nell’androne.

Fu così che lunedì pomeriggio l’ingresso del palazzo era più affollato di una fermata dell’autobus. Anche il secondo ascensore aveva dato forfait e l’intero traffico, dal quarto livello del garage sotterraneo al ventisettesimo piano, era gestito dal terzo che viaggiava a pieno carico da ore, sostando ad ogni singolo piano. Le circostanze erano così drammatiche che, pur dopo una decina di minuti di attesa, l’ascensore in arrivo dai sotterranei era già troppo pieno per accogliere più di due o tre persone dell’abbondante dozzina che si era affollata al piano terra e la maggior parte dei presenti sono stati costretti ad attendere la seconda o addirittura la terza corsa. Curioso notare come l’episodio che altrove avrebbe suscitato insofferenza e mugugni è stato qui accolto nella più assoluta calma e rilassatezza al punto da favorire la nascita di rapporti sociali tra vicini, evento assolutamente inaudito prima di allora.

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