E’ di nuovo quel momento dell’anno. No, miei piccoli romantici lettori, non la primavera, a quella pensano solo artisti e squattrinati. Per tutti gli altri aprile è il momento dell’anno segnato dal periodico furto legalizzato ai danni del cittadino che da millenni è conosciuto con il famigerato nome di tasse o imposte. Difficile stabilire chi per primo ebbe l’idea di portare via con la forza il frutto del lavoro dai legittimi proprietari, esistono testimonianze che risalgono all’antico Egitto e alla Cina degli imperatori, ma con ogni probabilità il vero colpevole resterà ignoto. Grazie a costui, chiunque sia, anche nell’agiato Canada del terzo millennio la popolazione è costretta ogni anno a consegnare parte dei propri averi allo stato in cambio di fantomatici servizi pubblici i cui dettagli restano avvolti nel mistero. Non solo, sarebbe già sufficientemente umiliante essere sottoposti a quest’estorsione, se non fosse che il sadismo giunge perfino a lasciare alla vittima l’incombenza del calcolo dell’ammontare e delle operazioni di pagamento. Sarebbe più dignitoso che una squadraccia si presentasse a domicilio e con la forza si appropriasse dei beni, almeno non si resterebbe con quella sgradevole sensazione di essersi tirati un calcio nelle palle da soli. Ad essere onesti da questa parte dell’oceano le palle dolgono un po’ meno che nel bel paese e le aliquote suggeriscono meno la sensazione di essere state progettate dallo sceriffo di Nottingham quella sera che aveva digerito male. Neanche oso negare che sia meno irritante risolvere la questione nel giro di un paio d’ore trascrivendo una manciata di numeri dai documenti dell’ufficio a un programma gratuito a prova di fresco trapianto di cervello, piuttosto che trascorrere una settimana tra le centinaia di pagine di istruzioni del modello Unico nella fievole speranza di riuscire a portare in salvo qualche decina di euro. Ma perfino quando la dea dei numeri è pietosa e l’intero bottino è già stato detratto silenziosamente dalle tasche durante l’anno, vedendo il totale non posso che rimanere sbalordito davanti all’esorbitante ingresso senza consumazione che evidentemente sono disposto a pagare per far parte della società.

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