Che non si trattasse di una partita come le altre è risultato ovvio fin dal fischio d’inizio ben prima dei cori unanimi e degli striscioni allusivi. E’ difficile spiegarsi come potessero i giocatori ed i tifosi della Roma aspettarsi che i sostenitori laziali incitassero contro i nerazzurri la loro squadra già virtualmente salva e da tempo fuori dai piazzamenti europei, quando l’unico tangibile risultato di una vittoria biancoceleste sarebbe stato di agevolare i rivali. Ad onor del vero, pur magari non dando anima e cuore, gli undici allenati da Reja ben poco hanno regalato agli ospiti, anzi si sono opposti con impegno e continuità anche a costo di subire i fischi del pubblico casalingo. Al di la di ogni altra considerazione sarebbe stato comunque ingenuo aspettarsi che un gruppo che concluderà la stagione nella metà bassa della classifica fosse in grado di creare seri problemi a coloro che pochi giorni prima hanno piegato il Barcellona campione di tutto.

Non di questo avviso un gruppo di politici italiani che evidentemente ritengono che la loro presenza a palazzo li autorizzi a distribuire opinioni arbitrarie al di fuori delle proprie competenze e distrarsi dai compiti che l’elettorato li paga profumatamente per svolgere. Delle personali preferenze calcistiche di Gasparri, Capezzone, Lanutti e Foschi e dei loro punti di vista sull’andamento del campionato non interessa niente a nessuno, che ne vadano a parlare al bar del paese. Sono dove sono per un altro motivo. Peggio del peggio alcuni di essi hanno ancora l’ardire di riempirsi la bocca di valori quali “lealtà sportiva” i cui ben più rilevanti omologhi nella vita politica sono sempre disposti a tradire per il proprio tornaconto. Un esempio su tutti la vergognosa vicenda della candidatura di Formigoni alle elezioni regionali.

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