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Quasi tre anni fa, mentre decollavo da Linate alla volta di Vancouver, ero completamente ignaro di che vita mi aspettasse al di la di un oceano ed un continente. Pur partendo con tante certezze pratiche, ben poco riuscivo ad immaginare delle conseguenze di questa scelta. Mi sentivo come qualcuno che stava riuscendo ad evadere dal proprio destino e disegnarne uno nuovo su una tela bianca. Più che mai in passato sentivo che stavo seguendo il mio istinto e che attuavo un progetto incontrovertibilmente mio, in tutto e per tutto. Un progetto, quello di partire, che conservavo in un cassetto da sempre. Era la mia occasione e ne stavo approfittando, senza lasciarmi rallentare dai dubbi o dalla paura. Quel volo, l’arrivo, le prime settimane in città sono stati i momenti più emozionanti della mia vita e sentivo di poterne essere fiero come di un risultato per cui avevo lavorato tanto e che mi rappresentava.

Oggi, a mille giorni di distanza, dopo mille sfide, mille brividi, mille emozioni, sono una persona diversa da quella che è atterrata qui con due valigioni da venti chili e tanto entusiasmo. Questo meraviglioso luogo straniero mi ha influenzato, stupito ed incuriosito, ma soprattutto è stato il cambiamento stesso a lasciare una traccia permanente nella mia storia personale. Vivere qui, lontano dall’abitudine e dal conosciuto, ha avuto l’effetto come di uscire dalla caverna del mito di Platone e riconsiderare tutto in prospettiva, da un punto di vista più esterno. Un’esperienza che è valsa e continua a valere l’alto prezzo che sto pagando e che mi assicura la consapevolezza di stare ottenendo il massimo risultato dal tempo e dalle energie che ho a disposizione. Un ottimo punto di partenza che mi pone in ottime condizioni per affrontare la prossima avventura che avrò la possibilità di intraprendere.

“The most dangerous thing to do is stand still.” – William S. Burroughs

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