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Una dozzina di anni fa il web si stava ancora lentamente diffondendo, Yahoo era padrone della ricerca con un sistema basato sulla classificazione manuale delle informazioni in categorie, la guerra dei browser era in procinto di essere stravinta da Microsoft con una versione di Internet Explorer quasi identica a quella attuale, Google era l’ultimo arrivato sulla scena e ben lontano dall’essere il colosso onnipresente di oggigiorno. La maggior parte dei siti internet era estremamente semplice ed il modello di comunicazione prevalentemente unidirezionale, dal fornitore di contenuti all’utente. Il visitatore aveva spesso la possibilità di contattare l’autore dei contenuti via mail, al di fuori del contesto del sito, ma difficilmente era previsto lo scambio di opinioni e giudizi con gli altri visitatori.

Oggi, nel 2010 di Android, iPad e netbook, il panorama è profondamente mutato. Con l’avvento del cosiddetto Web 2.0 non solo gli utenti hanno la possibilità di influenzare fortemente le sorgenti delle informazioni tramite commenti e l’espressione di preferenze, ma in diversi casi essi stessi si sono tramutati in referenze o nella fonte di informazione stessa per altri utenti. Casi arcinoti di questo meccanismo sono ovviamente i social network, ma lo stesso vale per gli aggregatori di link, i vecchi forum e in generale quegli spazi in cui è possibile condividere materiale digitale di ogni sorta. Tutti casi in cui chi offre il contenuto e chi lo consuma coincidono, la tecnologia prodigioso tramite di questo scambio. Da frontale o verticale il web si è trasformato in uno strumento orizzontale in cui il rigido verso della comunicazione ha lasciato il posto ad un buffet a cui ognuno porta qualcosa.

Quale motivazione spinge gli utenti a creare nuovi contenuti, commentare quelli esistenti e palesare al pubblico i propri gusti? Perchè perdere tempo a scrivere una nota ad un post, cliccare gli onnipresenti tastini “Like” o retweetare una notizia interessante? In fondo, una volta usufruito dell’informazione, che gli altri vi accedano anch’essi o meno non cambia nulla. In diversi casi il destinatario della comunicazione è una persona conosciuta con cui si desidera condividere qualcosa che è piaciuto nell’ipotesi che ne possa godere allo stesso modo, ma molto più spesso il frutto del tempo e dello sforzo che l’utente pone in queste comuni operazioni viene raccolto dalle organizzazioni responsabili dell’infrastruttura che, lasciando per un momento da parte le questioni di privacy, ne traggono profitto economico. L’accurata profilazione dei visitatori, il moto perpetuo della generazione autonoma dei contenuti e del loro consumo, la ricerca di trend di gusto ed il loro sfruttamento a fini commerciali ed in ultima analisi la disponibilità di immense quantità di dati personali di milioni di individui sono le nuove galline dalle uova d’oro di quest’epoca storica. In ultima analisi più spesso di quanto si pensi usufruire delle meraviglie del social web si traduce nel lavorare per terzi, gratis.

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