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Manca una manciata giorni ai Mondiali di calcio del Sudafrica e finora l’unica notizia in proposito emersa sulle prime pagine dei giornali sportivi è quella delle lamentele di vari giocatori di fama internazionale a riguardo del pallone ufficiale della competizione. Ora, sebbene la memoria non mi assista più stabilmente da fin troppo tempo, sono certo di ricordare che almeno dai mondiali italiani del 1990 -ricordate? notti magiche, inseguendo un gol..- ogni quattro anni si sia costretti assistere a questo ridicolo teatrino in cui campioni di tutto il mondo se la prendono con il pallone, evidentemente mai all’altezza dei loro impeccabili piedi. E’ troppo leggero, è troppo pesante, rimbalza poco, scivola più del solito, non si riesce a tirare ad effetto, sfugge dalle mani, non è gonfio, è difficile da indirizzare, c’è troppa gomma, c’è troppo cuoio, il disegno distrae e via di questo passo, con quel tono a metà tra il mettere le mani avanti e il rinsaldare la propria posizione di primadonna a disagio con il nuovo truccatore.

Jabulani Cari giocatori di calcio, non è mia intenzione discutere la bontà del vostro giudizio di professionisti. Questo pallone che gli organizzatori hanno inspiegabilmente insistito per chiamare Jabulani, “gioire” in lingua zulu, sarà anche la peggior sfera a cui abbiate stretto la valvola in tutta la vostra carriera, ma questo non toglie che settimana prossima la prenderete a calci comunque sotto gli occhi di qualche miliardo di spettatori. Vedete, questo non è il torneo che si gioca nel cortile dell’oratorio e il don non ha una palla di riserva in sacrestia nel caso la prima vada oltre il muretto o il campioncino locale faccia i capricci. Se volete giocare con la vostra palla potete andare ai giardinetti con i vostri amici, ma ai mondiali che il resto del mondo attende da quattro anni voi tirate calci a quel che vi si porge, noci di cocco o papaie che siano.

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