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Da qualche settimana stanno arrivando le prime mail organizzative del master con direttive, suggerimenti e indicazioni sulle prossime fasi. Una delle ultime suggeriva di registrarsi al sistema informativo dell’ateneo dal quale è possibile accedere a tutte le pagine che consentono di gestire il proprio corso di studi. Il portale degli studenti della UBC è decisamente ben fatto ed include tutti gli strumenti necessari per interagire con l’università e con i propri compagni di studi. Sono rimasto ben meravigliato dunque quando qualche giorno dopo sono stato invitato ad iscrivermi al gruppo ufficiale del mio corso su Facebook. Che bisogno c’è di ricorrere ad un servizio esterno quando il portale universitario dispone già di tutte le funzionalità necessarie? E soprattutto perchè scegliere Facebook e per esempio non LinkedIn, ben più adatto ad attività professionali? Queste due domande mi premurerò di porgere agli organizzatori non appena mi sarò fatto conoscere a sufficienza per non passare per un pignolo guastafeste.

Il punto mi ha toccato particolarmente da vicino perchè, fatta eccezione per un account anonimo creato a fini ricreativi ed ora eliminato dalla circolazione, fino ad ora non ho mai ceduto ad iscrivermi al social network più popolare della piazza. Questa posizione mi è costata quella miriade di identiche conversazioni che starete immaginando perchè nel 2010 utilizzare Facebook è dato assolutamente per scontato come cinque anni fa era avere un indirizzo email e prima ancora un numero di telefono. Tutti strumenti assolutamente inutili se non raggiungono la massa critica di utenti che li rende percepiti come onnipresenti. Questa mia antipatia è nata da un motivo squisitamente personale, ma ha dovuto consolidarsi con fatti reali per resistere fino ad oggi. Anzi ieri.

Fakebook

Innanzitutto l’ingegnere informatico che vive nel mio cervello è schifato dall’architettura del software e dalla plateale bassa qualità del prodotto, evidentemente ben più focalizzato sul raccogliere e condividere più informazioni possibile che sul soddisfare le necessità degli utenti. Graziando per un momento il servizio dalle feroci critiche sul misero livello di sicurezza che si possono leggere più o meno ovunque e che non sono certo una novità, mi sono sempre stupito di come Facebook non rispetti nemmeno i più basilari principi di usabilità del software affollando e confondendo l’interfaccia in un caos di scritte e icone che ricorda gli albori del settore. Ma, pedanti dettagli tecnici a parte, il vero motivo per cui Facebook mi è inviso risiede nella mia totale mancanza di fiducia nell’azienda. Come non oserei mai firmare una di quelle loschissime petizioni che si vedono per strada, allo stesso modo sono estremamente restio a consegnare non solo le mie generalità, ma anche una fedele traccia della mia vita ad un’organizzazione senza scrupoli pubblicamente capitanata da un ragazzino immaturo che dà sempre più l’idea di non essere in grado nemmeno di rendersi conto di quello che fa e dice.

E, dopo aver civilmente espresso il mio dissenso, cedo alla violenza. Almeno finchè non mi è data scelta.

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