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World Cup

Venerdì mattina -ora di Vancouver- la diciannovesima Coppa del Mondo di calcio ha finalmente avuto inizio e per un mese l’agenda ante meridiana sarà intervallata dai numerosi appuntamenti per seguire lo svolgersi del torneo sui campi della nazione ospite di quest’anno, il Sud Africa. Il Canada non è certo la nazione più appassionata di calcio che abbia mai visitato, ma in nome degli dei dello spettacolo e del consumo, anche da queste parti dove sono ben più appassionati degli sport invernali, negli ultimi giorni la febbre del pallone si sta diffondendo non senza i consueti strampalati paragoni con l’hockey. E dopo qualche giorno la manifestazione comincia ad assumere un carattere definito.

Quattro anni fa, durante Germania 2006, mi meravigliavo dei passi da gigante della tecnologia che per la prima volta consentiva di seguire tutte le partite in streaming, seppur con metodi non proprio ortodossi. Oggi, dopo quattro anni in cui l’informazione e la comunicazione sono progrediti ad un ritmo straordinario, ho il piacere di vivere l’esperienza del 2006 all’ennesima potenza. CBC, la Rai canadese, offre tutti gli eventi di Sudafrica 2010 gratuitamente in streaming dal proprio sito web ad una qualità che umilia senza pietà diversi impianti privati moderni. Le partite sono trasmesse in diretta ad altissima definizione senza interruzioni pubblicitarie per offrire al pubblico un’esperienza fedelissima a quella degli stadi. Unica perdonabile pecca la relativamente bassa esperienza dei cronisti i cui commenti fanno a volte sorridere per ingenuità.

C’è da dire che, come spesso nelle prime fasi, vuoi per l’ancora debole unità del gruppo o vuoi per la stanchezza di cui molti professionisti risentono a fine stagione, finora non si è goduto un calcio di qualità all’altezza delle aspettative. Anche le grandi favorite che sono già scese in campo quali Argentina o Inghilterra non han dato la sensazione di essere irresistibili, sebbene probabilmente stiano conservando le energie per più tardi. Discorso a parte per la Germania, non nuova ad avvii spumeggianti con le piccole (chi ricorda l’8-0 all’Arabia Saudita nel 2002?) e successivi cali di rendimento quando conta, che comunque ha affrontato una dignitosa ma molto modesta Australia.

Impossibile non commentare a proposito del tormentone di questo giro, le vuvuzelas, quelle trombette da stadio che con il loro ronzante suono sembrano in grado di trasformare uno stadio in un alveare di vespe inferocite. Il primo impatto non è stato dei migliori perchè gli stadi sudafricani non si identificano certo con la consueta impronta sonora di quelli europei o sudamericani, è un po’ come trovarsi davanti ad un cane che miagola, non è che sia necessariamente antipatico, ma di sicuro sorprende. Già dalla terza o quarta partita però lo zanzarismo delle vuvuzelas è diventato alle mie orecchie il gradito richiamo ufficiale di questi mondiali, originale colonna sonora di questo primo appuntamento con il calcio africano.

Nonostante tutto oggi, vuvuzelas o tamburi, Paraguay o Ghana, tocca a noi. Forza Azzurri!

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