Tag

, , , ,

E’ già finita nel modo più deludente ed umiliante l’avventura italiana ai mondiali, sbattuti fuori senza tante storie da una Slovacchia ben disposta in campo, concentrata ma soprattutto animata dalla voglia di vincere e non appesantita dall’arroganza dei nostri. Ce ne hanno infilati tre come per chiarire una volta per tutte che il mito della difesa italiana, quello portato avanti dai grandi capitani del passato, quest’anno non è pervenuto fino in Sudafrica. La nostra squadra di “campioni” gioca per cinque minuti su novanta, il resto sono palle perse, una difesa imprecisa ed un attacco inconcludente, e il risultato non può non risentirne.

La boria della vigilia si spegne con Lippi che al triplice fischio si getta negli spogliatoi senza salutare nessuno e senza complimentarsi con gli avversari che hanno schiacciato la squadra con cui si illudeva di ripetere le gesta in Germania. Ma Lippi è colpevole di poco più che alimentare vane speranze di successo, in campo ci vanno i giocatori, di solito, questa volta un branco di fantasmi. Poche idee, nessuno schema che funzioni e un clima di ostentata tranquillità anche quando il punteggio non augura nulla di buono. Solo dopo il rientro dell’infortunato Pirlo la squadra sembra svegliarsi per un momento, ma è tardi e subentra il panico. A nulla possono i due gol segnati dai nostri, gli slovacchi ne han già fatti tre e ci va di lusso che la modesta tecnica di cui sono dotati non abbia loro consentito di sfruttare altre occasioni. I giocatori, dicevo, principali colpevoli di questa disfatta. Arroganti e troppo indulgenti sui propri innumerevoli errori, colpevoli di sottovalutare squadre poco blasonate ma con tanta voglia di giocare.

Addio Sudafrica dunque, la nazionale in mano a Prandelli da qui a poco. E il compito non è affatto semplice perchè la rifondazione deve ripartire dalla scelta di giocatori giovani ma affidabili che possano dare continuità alla formazione almeno per i prossimi tre tornei. Su un punto ha ragione Calderoli, l’estesa presenza di stranieri nel Campionato non giova alla nazionale che si trova a pescare tra pochi talenti anzichè attingere giovani promesse dai vivai. In questa nazionale non c’erano campioni e senza campioni non si va lontano.

Annunci