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Milano cambia lentamente e questo in generale dà sicurezza perchè al ritorno da diversi mesi all’estero c’è sempre la garanzia di non trovarsi colti di sorpresa. La vita sembra scorrere come tre anni fa quando di fatto abbandonai il tesserino di milanese e ritrovo nel giro di poche ore le sensazioni che sono state di una vita trascorsa all’ombra di Porta Romana, abbracciato dalla circonvallazione del nove e circondato dai bassi palazzi coperti di tegole rosse di Milano sud. Conosco ogni angolo del centro e mentre passeggio nel caldo inclemente della pianura Padana mi sento padrone di questi luoghi così a lungo vissuti e palcoscenico di tanti ricordi che non non sono capace di lasciar andare.

Porta Romana

Ho smesso di amare Milano così spassionatamente come quando la chiamavo casa, oggi mi è molto più facile accusarla che apprezzarne i numerosi pregi, ma è la critica amara di un fan sfegatato che, pur avendo trovato altri idoli a cui dedicarsi, non dimentica le passioni di gioventù. E allora riesco per un momento a chiudere gli occhi sul caos che regna sovrano, la mancanza di spazi per gli esseri umani, il grigiore dell’aria, degli edifici e delle facce, mi dimentico della Milano ultima per vivibilità e nella top 5 mondiale per costo della vita, mi intrufolo nei vicoli che si dipartono da via Torino fino a perdermi nei labirinti intorno a Sant’Ambrogio, calpesto con gusto quegli unici pavè che hanno il sapore di una città percorsa da carrozze a cavalli e fisso sfilare stridendo sulle rotaie quei tram giallo canarino che sono parte di Milano quanto le guglie del Duomo.

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