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L’epilogo di quest’edizione dei campionati mondiali di calcio è tutto spagnolo. Nonostante la scarsità di gol segnati e i numerosissimi sprechi sotto porta, la Spagna è la squadra che meritatamente si porta a casa la coppa che fu italiana in Germania. Ed è importante sottolineare che in questo caso più che in tanti altri ha vinto la squadra più che i singoli. I fuoriclasse tanto blasonati quali Messi, Rooney o Ronaldo hanno tutti lasciato molto a desiderare, poche le giocate determinanti dei grandi nomi del calcio, al contrario le squadre come la Spagna, ma anche la Germania e l’Uruguay, composte da ottimi professionisti ma certo meno presenti sui titoli dei quotidiani sportivi, hanno di nuovo dimostrato come al calcio si giochi e si vinca come uno sport di squadra. Nel caso della Spagna inoltre vince anche il piano di investimento sullo sport nazionale e sulle giovani leve, quello che in Italia sembra girare poco e male. Il risultato è che con la giovanissima squadra che ha vinto gli Europei e i Mondiali le Furie Rosse potrebbero aver già quasi in tasca anche i prossimi due titoli senza cambiare più di due o tre nomi.

Mi permetto inoltre una nota un po’ meno tecnica sulla formazione iberica. Laddove i nostri “campioni” italiani e tanti di quegli altri così pieni di se sembrano crogiolarsi nell’arroganza del finto mondo dello spettacolo al punto di restarne imprigionati e perdere la loro identità di sportivo, il gruppo vincitore sembra essere più vero ed incarnare un’anima più umile ed umana. Fanno fede l’indimenticabile slancio passionale di Casillas verso la compagna e la felicità di Del Bosque con il figlio down che gli butta le braccia al collo all’aeroporto. Questi spagnoli vivono meno da star e più da uomini.

Infine un paio di osservazioni generali sulla competizione che si è svolta. Difficile dimenticare come questa sia stata l’edizione dell’esasperazione nei confronti di quegli errori arbitrali che sarebbero facilmente evitabili tramite l’utilizzo di qualche semplice accorgimento tecnologico. Speriamo che Blatter e Platini abbiano capito che è difficile coinvolgere nuovo pubblico con i marchiani errori che sono stati commessi, che non solo viziano il torneo ma gettano discredito sull’intero sport. In secondo luogo mai come in Sudafrica la fase a gruppi è stata fitta di partite noiose e statiche, giocate tra squadre calcolatrici che puntano al pareggio e preferiscono non vincere piuttosto che perdere. Cambiare in meglio sarebbe semplice, alcune proposte (non tutte nuove) potrebbero essere attribuire 4 punti per la vittoria anzichè 3, oppure assegnare zero punti ai pareggi senza gol, oppure ancora qualificare le sedici squadre che hanno ottenuto più punti indipendentemente dal gruppo di appartenenza. Insomma, qualsiasi cosa pur di non rivedere quei penosi 0-0 con tre tiri in porta in tutto.

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