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Dopo tre anni di utilizzo sporadico dei mezzi pubblici a favore di piacevoli camminate ed economici taxi, da qualche settimana sono tornato a far parte del popolo dei passeggeri del trasporto di massa, quelli che si trovano ogni mattina alla stessa nello stesso luogo in attesa di un autobus. Ad essere onesti la corsa da downtown, dove risiedo, a UBC, dove mi reco ogni giorno, non è particolarmente dolorosa grazie alla presenza della cosiddetta linea “express” dedicata specificamente al pubblico degli studenti residenti in centro: a seguito di alcune fermate in downtown la corsa procede senza altre soste fino alla destinazione, un piano che riduce di gran lunga il tempo di spostamento anche in condizioni di traffico. Per farla breve tra il portone di casa e l’entrata dell’aula in università non trascorrono mai più di quaranta minuti. Un intervallo che trovo decisamente accettabile per un percorso di più di tredici chilometri in area urbana, grosso modo la stessa distanza che separa il Duomo da Cinisello.

Vancouver bus

Va da sè che la frequentazione di questa linea sia costituita prevalentemente da studenti, dai diciassette anni in su, la maggior parte dei quali esibiscono brillanti sguardi che ricordano una via di mezzo tra patibolo e catalessi. Evidentemente non sempre percepiscono il paradigma di privilegio allo studio. Tutti tengono in mano la propria bevanda calda che stringono come se la loro vita ne dipendesse, nessuno fiata, anche per salutare basta un cenno, la maggior parte ascolta musica con aria assorta, pochissimi leggono. L’unico suono oltre al sommesso rombo del motore è la voce dell’autista che almeno due o tre volte per corsa chiede di stringersi verso il fondo dell’autobus per lasciare spazio ad altri passeggeri. E per chi in questa calma si fosse addormentato l’arrivo a UBC è scandito da un campanello che sa tanto di sveglia mattutina.

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