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Vetro rotto

Era la notte di Thanksgiving, circa tre giorni fa. Dentro di me stavo ringraziando l’inventore di questa splendida ricorrenza che spezza la secca di festività tra la festa del lavoro del primo settembre e Natale. La giornata si era ben articolata tra attività sportive e culturali ed essendo quasi le tre di mattina mi sentivo in procinto di chiudere bottega. Ebbene, ero alle prese con una delle ultime puntate di Fringe, mezzo imbambolato a raccapezzarmi tra universi paralleli e mezzo alla ricerca di un rimasuglio di energie per trascinarmi fino al letto. A quel punto sono stato scosso da un forte vociare nei pressi del portone di casa, non riuscivo a distinguere le voci, ma c’erano almeno due o tre persone che conversavano concitatamente, possibilmente in preda all’alcool. Ho maledetto dentro di me la gente che non riesce a controllarsi e continuato a seguire Fringe. Qualche minuto dopo però un forte rumore di vetri infranti mi ha costretto a scomodarmi ed affrontare la situazione.

L’appartamento che mi ospita è situato al piano terra della già mitica casa rossa e vi si accede dalla porta di ingresso che è la prima sulla destra dopo aver superato il portone di vetro del palazzo. Quando mi sono sporto dall’ingresso lo spettacolo mi ha lasciato stupefatto. La porta a vetri del palazzo era stata sfondata, probabilmente con un calcio, e c’era un grosso buco nel vetro nei pressi della maniglia. Di fronte, altrettanto stupefatto, stava il dirimpettaio che era già uscito con una scopa in mano per raccattare i resti. Raccogliendo le schegge ha poi raccontato che un gruppo di tre ragazzi residenti nell’edificio era tornato a casa piuttosto su di giri e aveva fondato il portone adducendo come scusa che non riuscivano a trovare le chiavi. L’indignazione nella voce del vicino rasentava lo scandalo ed anch’io ero piuttosto seccato, più che altro per lo spiffero gelido che filtrava nell’androne. Da li a poco siamo passati all’azione. Il resto è seguito fin troppo velocemente.

Sono partite due chiamate, una al numero di emergenza dell’amministratore dell’edificio e una alla polizia. Nel giro di cinque minuti sono arrivate due pattuglie ripiene di culturisti vestiti da poliziotti che, dopo una breve conversazione informativa, si sono fiondati al terzo piano per tornare pochi minuti dopo in compagnia dei tre ragazzotti, ben ammanettati e saldamente braccati. Una scena degna dei migliori polizieschi. Certo non avrei mai detto che si potesse finire dentro per aver rotto il proprio portone di casa. Ma il vero shock della serata è stato il vetraio che, chiamato prontamente a rapporto dall’amministratore, è giunto intorno alle quattro e mezza di mattina di un giorno festivo per riparare il danno. Il giorno dopo nulla suggeriva che fosse successo alcunché di insolito.

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